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Le comunali gaetane nel condominio del sindaco

Adesso ho un sindaco del Pdl come vicino di casa. Non so se ciò possa valermi almeno come motivo di detrazione dell’Imu. A differenza delle tasse, in democrazia i conti tornano sempre. 64,1 contro 35,8, per esempio, è un risultato percentuale che lascia poco spazio a dubbi, quando i seggi del ballottaggio gaetano si chiudono. E a differenza dei condomìni la politica sa essere molto più feroce, pur essendo ormai – sia le palazzine dove viviamo che il Palazzo di chi governa – un universo che si richiude, in cui ci si sente re nei propri metri quadri e nelle maledette parti comuni, dove si distrugge la possibilità di ristrutturazione crogiolandosi nella fatiscenza del rancore. A me comunque, come vicino di casa, il sindaco Cosmo Mitrano mi è sempre parso più che cordiale. Un politico nato, intendiamoci: uno che ogni volta che gli dici “per favore, ricordati di chiudere la porta del solaio” ti risponde sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi, “certo, non ti preoccupare”, e poi naturalmente non lo fa mai. Si dice che quando quella vecchia volpe democristiana dell’onorevole Michele Forte, sindaco Udc della vicina Formia, è arrivato nella sede di Mitrano per stringere l’accordo politico col Pdl gli abbia fatto notare: “Ma che è ‘sto nome, Cosimino? Pare ‘nu nome da creatura! Devi farti chiamare Cosmo… e poi accussi’ con ‘sta camicia, mettiti ‘na giacca, sorridi di meno, devi incutere timore!”. L’aspetto giovanile e pacioso non deve ingannare, essendo uno che s’è fatto le ossa al Comune di Fondi nel mezzo delle inchieste sulle infiltrazioni mafiose, e che non a caso si è preso il soprannome di Coniglio Mannaro.

Via Piave mormorò, è morto ‘o soriciello, urlavano a squarciagola i mitraniani più sfegatati l’altro pomeriggio, come feroci ultrà, sotto casa mia. “Sorieciello” è il soprannome della famiglia del sindaco uscente e avversario Raimondi. “Ti sembrerà stupido – mi scrive un mio amico su Facebook, mentre io sono già tornato a Roma – ma io solo adesso realizzo di non avere il minimo senso di fratellanza cittadina, ma forse penso sia proprio caratteristica gaetana, quella di vedere i gaetani e di schifarli un po’, io che pensavo che queste elezioni mi avessero incattivito ora realizzo che sono stato sempre così”. Vista dalla piazza fuori dalla scuola elementare dove sono andato a votare, il mio paesone m’è parso proprio un condominio in guerra, un posto dove i suoi abitanti hanno niente in comune, se non il fatto di viverci, e nemmeno salutarsi se ci si incontra sulle scale. I politologi la chiamerebbero “polarizzazione dello scontro”, come in America. Io mi limitavo a notare che negli anni passati capitava di vedere conversare e scherzare, fuori dai seggi, persone di opposte fazioni, supporter di questo e quel candidato. Stavolta niente: zero contatti, sguardi in cagnesco, una parete divisoria.

Io comunque gli auguri glieli ho fatti, pur non avendolo votato. È diventato sindaco, ma su cosa governerà? Non ci sono i partiti. C’è un Pdl disgregato tra mille interessi, travolto dalla parabola declinante di Berlusconi, che forse presto si trasformerà in qualcos’altro, c’è un Pd in balia degli eventi e trafitto da mille rivalità e faide locali, entrambi incapaci di imporsi come soggetti dominanti dei due schieramenti, e c’è un sistema fragile, scardinato dai tecnici e dai populisti, provato da alleanze che si scompongono. Su cosa governerà? Non c’è la città, o un sentire comune di città perlomeno, divisa da anni di contrapposizione frontale, sfibrata da una campagna aspra e volgare, dove la tentazione non è più quella di fare opposizione ma di delegittimare l’avversario, è successo con Raimondi, succederà adesso con Mitrano. Su cosa governerà? Non c’è la carica di sindaco come l’abbiamo conosciuta negli ultimi vent’anni. Quando i sindaci rivendicavano competenze e responsabilità. Ma adesso dispongono di risorse scarse e di poteri inadeguati. Presi in giro da un “federalismo a parole” e frustrati dalla crisi economica. Addetti a riscuotere tasse impopolari, e ad ammortizzare il dissenso sociale, per conto terzi. Con l’esito di vedersi delegittimati, sia dallo Stato che dai cittadini. Manco il tempo di vincere, che il discusso senatore fondano Fazzone era già sul palco sotto il Comune, a dire che Mitrano è il pupillo suo e che un’altra pedina del risiko è crollata. Ma oggi, con la crisi che taglia le gambe a tutti i condomini rissosi di questo paese, nessun feudo è davvero al sicuro, la sfiducia sulla capacità di rispondere ai problemi dilaga, a nuovi ribellismi segue il disincanto, eppure la stessa politica – malandata, disgregata – rimane l’ultimo appiglio, le elezioni l’ultimo concorso pubblico.

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Luca Di Ciaccio • 23 maggio 2012


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