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Apocalisse rinviata

Ci sono giorni, in questo paese che sembra una scarpa, in cui sembra davvero che ogni cosa stia per precipitare, e tutto insieme. Come in quelle vecchie sit-com dove nella scena finale si ritrovavano tutti i personaggi, mogli e mariti, maggiordomi e coinquilini, pronti a darsele di santa ragione (salvo poi ritrovarsi, durante gli ennesimi titoli di coda, a mormorare nel letto o davanti al televisore, che barba che noia).

Così uno apre i giornali e non sa più dove guardare, pure le homepage coi loro titoli sempre più urlati, sempre più in grassetto, un monitor solo quasi fatica a contenerli. I calciatori arrestati, la polizia che irrompe a sirene spiegate nel ritiro della Nazionale a Coverciano, i corvi vaticani, il maggiordomo del Papa arrestato e i cardinali che tramano nell’ombra, uno studioso del lavoro minacciato dentro un’aula di Tribunale da brigatisti rossi di non si sa più quale generazione, i campanili delle chiese emiliane che crollano, il Corriere che titola, testuale, “Berlusconi morto a due passi da Palazzo Chigi”, ma è solo una statua di silicone, i governatori di regione prigionieri delle loro bugie e del troppo potere accumulato, e le stragi che forse tornano o forse no ma intanto fanno sempre capolino, i tecnici al governo che non sanno che pesci prendere e i populisti che avanzano, bomba o non bomba – dicono – arriveremo a Roma.

Ci sono momenti in cui tutto sembra stia per venire a conclusione, e tutto insieme. Calcioscommesse, bombole di gas, perfidie ecclesiali, ruberie amministrative, frane sismiche e idrogeologiche. Si avverte un rischio di esplosione, una quasi certezza di esplosione, un sentore di decomposizione. E poi? Poi niente. Tutto, ogni vicenda, piano piano, slitterà a domani. Qualche giudice archivierà perché il fatto non sussiste, qualche politico si dimetterà e prima o poi tornerà, i cardinali perdoneranno e batteranno cassa, i calciatori vinceranno un’altra coppa e i tifosi esulteranno dimenticandosi ancora di chiedersi se sarà vera o quantomeno meritata, la benzina aumenterà per un’altra tassa di dieci centesimi. Le tempeste scoperchiano i tetti, della politica, dell’economia, del calcio, ma quello che ci fanno vedere lo sapevamo già. E uno resta così, col finale appeso in gola e voglia di sputare per terra.

Luca Di Ciaccio • 29 maggio 2012


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