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Sagrada Familia

L’appartamento che abbiamo affittato si trova un isolato accanto alla chiesa, e il nome giustamente è una elementare continuità, a volerci credere: Sagrada Familia Paradise. A me questa cattedrale eterna costruita a Barcellona da Gaudì mi ricorda certi castelli tirati sù da piccoli in riva al mare, facendo piovere mulinelli di sabbia bagnata dal pugno di una mano e creando torri e ghirigori umidissimi e fragili, appena il tempo dell’intervallo tra un’onda e l’altra. Come nei giochi dei bambini la Sagrada Familia, ideata da Gaudì, potrebbe non concludersi mai: l’ultimo che arriva corregge, protegge, disegna.

A me pare fantastico, comunque, che dal 1890 e spiccioli, centinaia di migliaia di persone paghino un obolo destinato alla costruzione di una cattedrale, nella speranza che questa non venga completata mai. Forse la fede è questa roba qui, un gioco dispotico per sconfiggere il tempo, una torre di cui le gru non lasciano intravedere la cima, ma forse questa era la stessa metafora biblica della torre di Babele che fece una brutta fine, perdo il filo dei ragionamenti mentre a mezzanotte i catalani spengono le luci sulla facciata per risparmiare e filo dritto verso il Paradise della mia stanza.

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Luca Di Ciaccio • 5 giugno 2012


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