Ludik

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Because the night

Ho visto Patti Smith in concerto per la prima volta l’altra sera, in mezzo ai monti campani, e mentre la sentivo cantare mi chiedevo se fosse una bambina invecchiata o un’adulta rimasta giovane. Non sono riuscito a metterlo a fuoco. Lei è sempre come nelle copertine dei suoi dischi, o nelle foto di concerti e manifestazioni: ossuta, severa e a tratti allegra, i capelli lunghi e ormai grigi, i vestiti casual. Un tempo sarà stata la “sacerdotessa del rock”, oppure la “poetessa del punk”, ma alla fine deve essere ancora vera la definizione che lei stessa diede della sua musica quando pubblicò Horses: “Tre accordi fusi con la potenza della parola”. E dire che qualche mese fa ci rimasi di soppiatto, quando lessi che alcune delle canzoni dell’ultimo disco di Patti Smith erano state composte durante una crociera sulla Costa Concordia, non ovviamente nei giorni del naufragio. Il pensiero dell’ex coinquilina di Robert Mapplerthorpe ridotta a vicina di cabina di Schettino e costretta ai trenini brazil nel salone delle feste mi ha fatto per un attimo rabbrividire. Tra l’altro Patti Smith era sulla Concordia su invito di Jean-Luc Godard che stava girando una cosa chiamata “Film Socialisme”, alla faccia di chi crede ancora di risollevarne le magnifiche sorti e progressive.

L’altra sera invece mi veniva da pensare che questi anziani signori, tutto sommato sopravvissuti a deliri e gioie, dolori e visioni, non potrebbero fare altro che continuare a calcare i palcoscenici e fare qualche predica, insistendo su quella vecchia idea demodè della lotta dura senza paura, pensando di essere stati la meglio gioventù, incassando royalties e sperando ancora di cambiare il mondo. Capita che qualcuno ci abbia creduto davvero, e ricantando quelle cose dia l’impressione – incrociando un attimo uno sguardo, e un movimento di gambe – di poterci credere ancora, e di non essere lì soltanto per sopportare una tournée di lavoro e pagarsi l’ennesimo mutuo, come altre popstar più giovani e attualmente blasonate, e allora può capitare perfino a noi fighetti nel pubblico di commuovercì un po’. “Forse – ha detto una volta in un documentario che le dedicarono – non sono stata niente altro che una pedina incongrua, ma sono comuque grata per le mosse che ho fatto”. We Shall Live Again, come fosse un augurio o una certezza.

concerti

Luca Di Ciaccio • 22 luglio 2012


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