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Errori di maturità

I giornalisti tv chiedono ai politici con le tasche ancora piene di soldi rubati: “Ma lei non crede forse di avere tradito i suoi ideali di gioventù?”. Quelli che ci hanno creduto e provato, ora sulle poltrone di casa, davanti ai televisori, sobbalzano davvero. La delusione che si sente nelle persone che hanno partecipato a movimenti di trasformazione della realtà di ampio respiro spesso non è legata al loro fallimento. Ci pensavo parlando con un mio vecchio professore sessantottino, che piangeva un amico prima diventato galoppino democristiano, poi non so. Nessuno è veramente deluso perché non arriva la rivoluzione. Delude scoprire che quelli che dovevano essere seri, limpidi, responsabili, quelli con cui si passava giornate intere a progettare un modo un po’ migliore nascondevano in realtà un buio torno, egoismo, ambizioni, autoritarismo, invidia.

Non so perché questa scoperta dell’ovvio riesca ogni volta così depressiva. Bisognerebbe insegnarlo da bambini, che le idee – anche le migliori, anche quelle più utopiche – viaggiano sulle spalle di noi umani, e quindi di persone fragili, esposte a errori e codardie. Bisognerebbe saperlo che siamo più piccoli e pusillanimi delle idee che talvolta sosteniamo, inquinati dall’idolatria di noi stessi, ma che tuttavia abbiamo in odio le ingiustizie e non possiamo fare a meno di tentare un’azione nel mondo, anche minima. Ci vorrebbe un vaccino contro la delusione, insomma. Così che quando arriva poi ti passa subito e ricominci a lavorare.

L’alternativa, molto in voga oggi, è quella di insegnare a essere prudenti e realisti, un po’ stitici, fin da ragazzi, cosicché da risparmiarsi quei colpi bassi e quelle delusioni che tante volte poi conducono al disimpegno. Forse è meglio così. Un mio amico ogni tanto mi prende in giro e mi canta quello stornello: era meglio morire da piccoli, suicidarsi coi cavaturaccioli. Si può, si deve invece anche “volere la luna”, come diceva uno, ma non come quelli che ululano slogan al cielo ma come quelli che faticano per arrivarci passo dopo passo, anche se non faranno in tempo ad arrivarci mai. Hanno letto tutti troppo Machiavelli o troppo Che Guevara, o fanno finta di. Altri invece si ricordano quello canzone che spiegava che quando ti dicono “tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”, quello è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.

Luca Di Ciaccio • 24 settembre 2012


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