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La Pisana

La Pisana, dicono. Là dove si era il palazzo del consiglio regionale somigliante più che mai, persino architettonicamente (roba che fu edificata dai preti), ai centri outlet che stanno accosciati da quelle parti – a pizzo di strada campagnola, di ovini pascolanti, di sperdutezze che sfiorano le statali. “Fortezza Bastiani dello sciupio e della vanagloria” scriveva Stefano Di Michele sabato scorso sul Foglio. Posto lontano dagli occhi, dal cuore figurarsi, lo stomaco al riparo, luogo dove lo sguardo solo distrattamente cade. Qui c’è il consiglio regionale, lì a chilometri di distanza c’è la presidenza – spiegano oggi per dire che la mano destra non può mica sapere cosa fa la sinistra, al massimo lavarsi a vicenda. Alla fermata dell’autobus qualche signora che vede passare un’auto blu sulla preferenziale e butta una sorda imprecazione.

Lontana è lontana. Per arrivarci si possono seguire le accurate indicazioni che sul sito della regione Lazio indicano come raggiungerla, una circumnavigazione omerica verrebbe da dire, se non fosse che il pensiero corre subito alle foto di certe feste, pagate a quanto pare con soldi pubblici. A Termini giunti, come qualunque viaggiatore, “prendere la linea metro A (direzione Battistini) per 10 fermate fino alla stazione Cornelia. Recarsi alla fermata C.ne Cornelia/Aurelia (100 metri) e prendere la linea 889 (Mazzacurati) per 9 fermate o la linea 892 (Aldobrandeschi). Scendere alla fermata Pisana/Sorbolonghi. Prendere la linea 808 (Eiffel) per 20 fermate. Scendere alla fermata Pisana/Regione Lazio”. Bisogna essere temerari per azzardare una simile transumanza, solo se si ha da portare appresso un cesto di formaggi e champagne da regalare all’assessore, o se ci si deve accollare qualche disperata protesta, di sfrattati, di disoccupati, di male impiegati, o a volte chissà di semplici sfaccendati. Altrimenti meglio l’auto blu.

E ora – in queste giornate di umidiccio autunnale, scandali e dimissioni, e il rumore dell’onda dello sdegno che sta per arrivare, e travolgerà tutti – quasi pare di vedere un immaginario corteo dei ladroni e degli scalcagnati che esce e sfila lungo via della Pisana, come gli eroi di certi kolossal, martirizzati e sputtanati, a rifare a ritroso il percorso sopra descritto, e a piedi stavolta, e tutti intonare il canto: “La società dei magnaccioni / la società della gioventù / a noi ce piace de magna’ e beve…”. E la gente ai lati ad applaudire e fischiare, la gente tanto evocata da slogan e manifesti, pronta a magari a rilanciare le monetine addosso al politico, come le lanciò quel politico che ora sta sfilando vent’anni fa, e che poi s’è fatto eleggere apposta per tornare, con l’interessi, a riprendersele.

Luca Di Ciaccio • 26 settembre 2012


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