Ludik

un blog

La rottamazione degli dei

Abbiamo dei disoccupati, dei trapassati o semplicemente passati di moda. Nei cieli l’eternità è a termine. Me ne accorgo ogni volta che visito una chiesa e mi sento spiegare che qui sotto c’era un’altra chiesa di un altro dio di un’altra epoca. Siamo precari, mi riepeto, siamo precari da santi o da poveri diavoli, ogni volta che ci serve un pubblico. Il cristianesimo conta duemila anni di storia e fonti ufficiali ci assicurano che ha ogni intenzione di durare per sempre. Eppure per secoli l’Occidente credette a un gruppo di divinità che oggi chiamiamo con sufficienza “pagane” (già la parola, pagano, era un modo per dire “della campagna”, insomma cafoni, burini), ma che tutelarono decine di generazioni. Giove, i suoi figli, i suoi parenti meritarono il culto dello Stato, fecero miracoli, statue piangenti, morti risorti, provocarono distruzioni che nulla hanno da invidiare a quelle del loro omologo biblico, videro innalzare in loro nome templi e santuari, pontefici e feste. Questi miracoli oggi non valgono, non sono segno di alcunché. Bastò una setta di derivazione ebraica per far rovinare un intero pantheon, ben radicato, millenario, capace di essere dato per scontato dalle classi alte come dalle classi basse, dagli imperatori come dai plebei, in grado di influenzare la politica, l’arte, la letteratura.

Perciò dov’è la carità eterna se l’eternità è così dipendente dai tempi? In quale aldilà sono andate quelle anime a cui nessuno aveva ancora spiegato la possibilità di un aldilà, infernale o paradisiaco che fosse? E dove sono quelli che anche oggi credono in un dio di un nome diverso solo perché sono nati in un paese dal nome diverso, come essere anglicani a Londra o scintoisti a Tokio? Domande da perdigiorno, da vigilia di disperazione cosmica. Anche gli dei passano, o comunque si accomodano a seconda di dove capitano, sarà per questa consapevolezza che i romani – pure loro – hanno sempre quell’aria così sgamata. Ma nulla si crea né si distrugge, e così – specialmente qui a Roma e nei dintorni – scavi sotto una chiesa e ne trovi un’altra e poi un’altra ancora. Siamo tutti precari, ma almeno dopo la disfatta rimangono le rovine a raccontare la nostra illusione, il sogno di un’eternità.

Sotto San Clemente, una chiesetta vicino al Colosseo, a prezzo modico si può scendere una rampa di scale e ammirare la chiesa paleocristiana sottostante , poi scendere altri gradini e, tra muschi e ruscelli sotterranei, trovarsi in un mitreo, un tempio dedicato al dio Mitra, che la chiesa aveva soppiantato, anzi sottomesso, usato come fondamenta. La sacralità del posto si percepisce intatta, sopravvive alle mode. Vorrei quasi fermarmi a pregare, ma come si onora un dio pagano? A mani giunte? Salmodiando in ginocchio? Portando un caprone da sacrificare? Limitandosi a un semplice inchino? Passa la carne, passa il verbo, diventano intraducibili le lingue scolpite nel marmo. Passa anche Roma, immobile e ombrosa. Avrei bisogno di lumi. Come ho letto una volta, in uno di quei saggi sull’ateismo, il sospetto è che gli uomini pregano le divinità perché continuino a ricordarsi di loro, e gli dei pregano gli umani perché continuino a tenerli in vita.

chieseposti abbandonati

Luca Di Ciaccio • 12 ottobre 2012


Previous Post

Next Post