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E Berlusconi che fa?

Prima di incontrarsi, già al telefono si promette: giuro che non lo nomino! Non è facile, vista l’invadenza e l’ossessività del personaggio, ma con qualche sforzo ci si riesce, facendo finta che non sia mai tornato, o addirittura mai stato. Riderne ci rassicura, come raccontarsi storie di fantasmi in una notte d’inverno, ma poi ci fa sentire anche in colpa, forse se l’avessimo preso sul serio dall’inizio ci saremmo risparmiati un sacco di guai. Meglio non parlarne proprio. Così ci si augura che anche i comici, che furono i soli a fare fortuna grazie a lui, adesso evitino di nominarlo, non ricomincino a farci battute e parodie: è un argomento troppo facile, anzi troppo muffo, forse penoso. E però guai, anche, a prenderlo troppo sul serio, a lanciare grida d’allarme e aggrottare le ciglia mimando una solenne indignazione, come certi editorialisti e intellettuali, la virulenza potrebbe ritorcerci contro, il nostro malumore rischia di diventare per l’ennesima volta la sua linfa, e noi anche senza essere tedeschi non ci fidiamo lo stesso dei nostri connazionali.

Ormai, letti cento libri di ogni tipo, seguiti decine di rigogliosi processi, visti una decina di film almeno, italiani ed esteri, studiate le sue tredici campagne elettorali e consumato un certo numero di anni sul suo eterno conflitto di interessi, viene da chiedersi se valga ancora la pena perdere la conquistata pazienza, farsi di nuovo il sangue amaro. In fondo lui è sempre uguale, e per giunta aggravato dagli impicci, dalle vergogne e dalle fissazioni dell’età. L’altro giorno a San Gregorio Armeno i presepisti napoletani ne vendevano la statuetta scontata del 50%, tra un Totò e un Cavani, ne avevano perfino uno con la divisa di Superman. La televisione ha ricominciato a mostrarlo senza sosta, più vecchio dei suoi anni, la faccia arancione, la voce meccanica e confusa, gli occhi ormai stretti come fessure, lievemente asimmetrici. Nessuna delle sue fidanzate o aspiranti tali che gli dia, almeno, un consiglio sul maquillage? Ci si ripromette di non accendere lo schermo, se non per le irrinunciabili serie americane, ma tanto quelle si possono scaricare anche da internet. I giornali hanno ripreso a raccoglierne ogni sfogo, bugia, contraddizione, ripensamento, per i lettori ormai stufi e decimati dagli anni, ma è solo la replica di cose già lette, già scritte, già dette, già pensate. Leggerli è inutile. Come i più moderni cinguetii di Twitter e Facebook, che riprendono come pappagallini ironici ogni sua battuta, ogni suo lazzo, ogni puttanata espansa. Che noia, però. Ci si consola distraendosi con qualche confidenza sentimentale: nonni che si fidanzano con le badanti giovanissime, partner mollati che fanno stalking sotto casa, ragazze che un giorno dicono di amarti per sempre e il giorno dopo ti vogliono lasciare, ma non funziona lo stesso, ogni cosa ci ricorda lui, o sono le nostre disfunzioni che si assomigliano tutte. Ogni traccia di normalità sarebbe benvenuta, ogni passo nella realtà sarebbe salutare, ma poi inevitabilmente a metà cena c’è sempre qualcuno che posa la forchetta e chiede: “E quindi, Berlusconi che fa?”.

Luca Di Ciaccio • 17 dicembre 2012


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