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La fame di Pannella

Forse sta per morire, Marco Pannella, ricoverato in ospedale per un ennesimo digiuno. Forse non morirà mai, Marco Pannella. O forse fa soltanto finta, come sempre dicono i suoi detrattori. Forse è molto generoso, così da buttare cuore e respiro e reni sul piatto di qualche causa derelitta, roba nobile per carità ma che nessuna osa sfiorare, fossero i carcerati, o la libertà di informazione, la fame nel mondo o l’obiezione di coscienza, il divorzio o l’aborto. Forse è molto scaltro. Forse è un po’ pazzo, persino, ammesso che la pazzia, specie in politica, si possa misurare con parametri che non siano anch’essi un po’ folli. Ma intanto qui sta, che si smagrisce, si consuma, grandi spalle, labbra screpolate, e quelli che lo supplicano di mangiare, e i dottori che gli ingiungono almeno una flebo, e le autorità che lo vanno a trovare, e le solenni promesse, e i ritratti sui giornali. E tutti a dire che deve smetterla, giusta e saggia la sua battaglia, ma la piantasse di fare il matto… Così insopportabile, così indispensabile. Chissà se muore, Pannella.

E però il suo corpo in sciopero della sete e della fame è già il medium che assorbe e che oscura il messaggio, nessuno parla delle carceri ma tutti della vita di Pannella, e se verrà l’acqua, e se c’è sempre la pipì, e se mai un’attesa voce giungerà. Ignorare il digiuno, oltretutto, è praticamente impossibile. Il leader radicale è maestro nell’enfatizzare, nell’attirare l’attenzione, nell’arrivare giusto al limite e superarlo senza restarci dentro. E come se non bastasse, il digiuno ha il potere di farci sentire in colpa, e pure di indurre solidarietà in quei politici abituati a usare la cosa pubblica a proprio vantaggio, maestri nel resto del tempo nell’arte di eludere i problemi senza mai affrontarli, nel troncare e nel sopire, e però sempre lesti nell’acchiappare le occasioni. Ogni volta però il digiuno deve far giocare la vita con la morte: i referti medici, l’indifferenza dell’opinione pubblica, la lingua secca, gli occhi sbarrati, il maglione nero, il volto smunto. Mettendo in difficoltà gli eterni cinici di questo Paese in cui il vero eroe è solo quello che ci rimette la pelle per davvero, se per caso sopravvivi sei solo un opportunista, se un minuto dopo muori sei forse un martire, di sicuro un santo. E però Pannella non muore, anche se a vederlo bene ne sarebbe capacissimo, e questo lo rende un po’ ammirevole e un po’ detestabile in un paese in cui gli eroi vanno bene solo se crepano, anche perché se si ostinano a sopravvivere troppo rischiano di farci sentire in difetto.

Luca Di Ciaccio • 23 dicembre 2012


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