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Ho perso la lotteria di Capodanno

Oggi che quei pezzi volanti di carta non se li compra più nessuno forse sarebbe davvero più facile vincere alla lotteria Italia, e siccome nessuno se la fila più alla vecchia lotteria Italia, magari sarebbe perfino più facile passare inosservati. Una volta se c’era uno zio o un amico di famiglia che andava a fare una visita medica a Roma o un viaggio di lavoro a Milano o a trovare un’amante a Firenze gli si chiedeva se per favore poteva comprare, già che c’era, un biglietto della lotteria, che si sa che nelle città grandi è più facile vincere, come pure negli autogrill in autostrada, dove peraltro passa tanta gente e non ti riconosce nessuno. Una volta c’erano le cartoline che si spedivano per posta, con l’affrancatura già pagata e il tagliandino da incollare con un po’ di colla e di saliva, e nel frattempo votare le scommesse o le canzoni. Una volta c’erano i botteghini per le strade di Roma che vendevano i biglietti della lotteria, e ogni tanto ce n’è ancora qualcuno che sopravvive, mezzo scassato, con qualche vecchietto dentro, forse per sopravvivere spaccia droga. Una volta guardavi i biglietti della lotteria Italia, familiarmente chiamata lotteria di Capodanno, e pensavi a Roma,  la capitale, la città dove si svolge l’estrazione, dove stanno i notai dei monopoli di Stato, dove vivono gli ospiti d’onore che si esibiscono sul palco del Teatro Delle Vittorie, dove si vedono molte auto con la targa del corpo diplomatico. Una volta il primo premio era di cinque miliardi di lire, e in filigrana, al posto di Michelangelo o Verdi o Maria Montessori, a chiunque sembrava di vedere Pippo Baudo o Raffaella Carrà o Milly Carlucci. Oggi il biglietto della lotteria l’abbiamo perso.

Luca Di Ciaccio • 7 gennaio 2013


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