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Una promessa dopo l’altra

Quante volte un popolo o una persona possono innamorarsi, illudersi, provarci, fare finta di crederci? Il fascismo, il comunismo, la democrazia cristiana perché in cabina elettorale Dio ti guarda, la Lega perché adesso glielo facciam vedere noi a Roma ladrona, Berlusconi perché ghe pensi lui, adesso Grillo perché vuole cacciarli tutti a pedate nel sedere, poi ancora Berlusconi che ti vuole restituire una tassa, in contanti allo sportello dell’ufficio postale, oppure con accredito sul conto corrente, dopo il primo consiglio dei ministri (magari al secondo te la rimette, o ti taglia il riscaldamento delle scuole di tuo figlio, ma domani è un altro giorno e si vedrà). L’idea di farsi ridare indietro “la mia seicento, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai”, come cantava quello, ti ha già fatto truccare tante carte in vita tua, a questo punto anche una rata dell’Imu puoi fartela andare bene.

E per quante volte si può rispondere facendo finta di non capire, come se ogni traguardo, amante o elettore, punto nei sondaggi o scatto di carriera, sia preso una volta e acquisito per sempre, senza doverselo meritare ogni giorno? Le profezie che si autoavverano, le promesse dell’ultimo minuto, il masochismo della classe dirigente di sinistra, le gioiose macchine da guerra perché è come se fosse quella storia del ’94, o il fantasma di una rimonta perché è come se fossimo tornati a una tresca del 2006, gli appelli alla ragionevolezza e alla buona memoria dei pesci rossi nell’acquario perché ogni volta è come illudersi di voler sfidare Fred Astaire a ballare il tip tap, non c’è gara, sfogli l’album dei cattivi ricordi ma non impari mai. Ma succede sempre così, l’ultima fiammata è sempre la migliore, l’ultima campagna elettorale è sempre la peggiore, e finchè non è finita uno va avanti. Alla fine della corsa, probabilmente, ci sarà una badante tedesca e culona che ci prenderà a schiaffi mentre ci pisciamo addosso, e tutti i bivi saranno diventati un rettilineo.

Luca Di Ciaccio • 5 febbraio 2013


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