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Carlà al festivàl

L’altra sera Carla Bruni, ormai non più premiere dame, è stata ospite a quella cosa assurda che tutti gli italiani come lei sanno e tutti gli stranieri come lei non riusciranno mai a capire, cioè al festival di Sanremo. Ci si aspettava di vederla arrivare in un regale abito da sera, indossato come lei solo lei saprebbe, per scendere quella scalinata che ne ha viste di cotte e di crude ma per cui ci sono signore che hanno compiuto diete militari ed esercizi di apnea, lotte sanguinose per le sette parole con cui annunciare una canzone, equilibrismi su tacchi, provocazioni al limite del bollino rosso oppure mortificazioni degne di Cenerentola. Lei invece ha manifestato tutta la sua superiorità e il suo sguardo esterno sul nostro piccolo mondo di paillette e lacca per capelli scendendo le scale come una regina, ma vestita da ufficio: giacca e pantaloni grigi, larghi, maglietta nera, scarpe con il tacco grosso, come un’impiegata che esca in fretta di casa il mercoledì mattina per prendere la metropolitana che la porta in ufficio. Anche la platea dell’Ariston, luogo di vistosa eleganza dove si aggirano pelliccione di visone che nemmeno i visoni indossano più, è rimasta un po’ fredda. Per fortuna che c’era la brava Luciana Littizzetto che la accompagnava nella presa in giro della se stessa da tutti considerata super snob.

Non ci meritavamo, noi borghesi piccoli piccoli, un suo accenno di caviglia, o una gonna lunga, o un braccio nudo, ma solo le sue perfette buone maniere e i glaciali occhi azzurri assassini, di fronte al panorama del festival della canzone, forse meno verace di un tempo ma sempre abbastanza carrozzonesco. Si è messa a cantare come se nulla fosse una delle sue canzoni bohème,  “Chez Keith et Anita”, dove i due del ritornello sarebbero Keith Richards e Anita Pallerberg, cose troppo rock per noi che ci siamo commossi, con picco di share, quando Al Bano cantava “Felicità”, anche se mancava Romina. Alla fine, mentre teneva ancora in mano la chitarra, l’hanno salutata mettendole in mano un enorme e pesantissimo mazzo di fiori della riviera, e lei se n’è andata così, con tanti cortesi saluti, un po’ barcollando per il troppo peso, come una pendolare alla stazione.

sanremo

Luca Di Ciaccio • 15 febbraio 2013


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