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Sede vacante

A Roma arrivano i nuovi deputati grillini per fare il governo e a Roma arrivano i cardinali per fare il papa. In quanto tempo ci riusciranno, nell’uno e nell’altro caso, è inutile dire e ancor di più prevedere. Ma butta male, non è aria, vai a sapé, come si dice in questa città spietata per la sua indifferenza, dove per le rovine c’è sempre posto. Sui giornali abbandonati sopra i tavolini dei bar spuntano qua e là notizie e presagi, come graziose concessioni all’apocalisse. I sensori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno rilevato in loco una scossa di due punti e mezzo. Tra pochi giorni sarà visibile a occhio nudo la prima delle due stelle comete previste per l’anno 2013. Nelle cronache dei retroscenisti riemergono le profezie sulla fine dei tempi: Pietro Romano, l’ultimo Papa, il nuovo ordine mondiale o perlomeno la Terza Repubblica in mano al Buffone ispirato dal millenarista Casaleggio, un altro che in quanto a cupi vaticini non scherza pe’ gnente.

Nel frattempo la città, seppure eterna per definizione, vive nel duplice e sincronico vuoto. Sedi vacanti a poche centinaia di metri di distanza, da entrambi i lati del fiume. Roma senza papa e Roma senza governo, una comune voragine d’autorità determinata da un comune sconvolgimento. Il pomeriggio delle elezioni è stato un trauma, come la mattina in cui s’è dimesso il pontefice. Non c’è più religione, si dice davanti alle edicole. Su alcuni manifesti per le strade un gruppo di anonimi ha chiesto il voto per un certo cardinale nero. Al comizio di chiusura a San Giovanni, il comico televisivo ora leader del primo partito nazionale ha chiesto che nella sua ideale società i preti si possano sposare a tutte le età, come e meglio che in quella famosa canzone, aggiungendo poi di fronte al gentile pubblico: “Li mortacci vostra, quanti siete!”. C’è una gran voglia, e insolita, di purificazione, perfino i commessi del parlamento temono per l’arrivo dei nuovi deputati, “ma tanto tutti i barbari prima o poi li trovi a magnà la carbonara con qualche mignottone, dagli tempo”. Due artisti hanno montato un’installazione con il Papa uscente che si copre il volto con le mani ingioiellate e un peluche di Paperino che lo mostra aprendo la tendina di un confessionale.

Dall’horror vacui al cupio dissolvi, al di là e al di qua del Tevere. “Ce vole qualcuno che faccia pulizia” si dice nei negozi, davanti ai carrelli svuotati dalla crisi. Alla fine, che si tratti di peccati o di reati, di scandali che prima finivano tutti in “opoli” e ora finiscono tutti in “leaks”, è sempre questione di soldi e sesso, er pelo e er priffe come diceva l’antico sonetto del Belli, e come te sbagli. Agenzie di scommettitori, pure da molto lontano, puntano adesso sul nuovo presidente e sul nuovo pontefice. Gli affittacamere e i ristoratori fremono. Telecamere in allestimento a via della Conciliazione e intorno alla Camera dei Deputati. I giornalisti addosso ai nuovi arrivati del Movimento Cinque Stelle, che li riprendono con le loro fotocamere. I cardinali americani, invece, scappano in bicicletta. Minacce di scomunica immediata per chi parla, vale sia per le eminenze sia per i neo-eletti. Rosari a San Pietro e code per visitare Montecitorio. Predicatori e marziani, un turista si spaccia per deputato ed entra nell’hotel dove si riuniscono i grillini, un impostore si veste da vescovo e riesce a intrufolarsi in Vaticano. Ma non c’è più un santo a cui votarsi, né un presidente da maltrattare. Nel frattempo, nei corridoi del potere, le sedie del potere, vuote, parleranno tra loro, senza trovare soluzione all’incredibile mistero. Le sedie del potere, vuote, si strofineranno l’un l’altra, in cerca di sollievo. Lo stridio si farà insopportabile, il popolo si solleverà.

conclave 13papa

Luca Di Ciaccio • 10 marzo 2013


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