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Waldo Moment

Altri pezzi di futuro distopico (e di sicuro anche dispotico) ci piovono sulla testa. Il Parlamento italiano ha appena riaperto, manca solo un seggio libero per un pupazzo blu. Molti onorevoli navigati guardano i nuovi arrivati come fossero davanti all’invasione di una razza aliena, invece no, è semplicemente l’irruzione della razza umana nell’acquario termoregolato. E’ iniziata la seconda stagione di Black Mirror, la serie firmata da Charlie Brooker sul “mondo in cui viviamo ora e potremmo trovarci a vivere tra dieci minuti nell’eventualità che ci dimostrassimo particolarmente maldestri”. La sera delle elezioni, mentre qui il movimento di Beppe Grillo stava per diventare primo partito e la sinistra soccombeva e la destra a momenti rimontava, nel Regno Unito su Channel 4 andava in onda “The Waldo Moment”, ultimo episodio della serie. C’è Waldo, un pupazzo telecomandato a distanza, che dal fare l’ospite irriverente in uno show satirico passa a candidarsi per un seggio vacante per le dimissioni di un deputato dopo uno scandalo sessuale. Guadagna rapidamente il consenso dell’elettorato di quegli stessi politici che ha imbarazzato nelle sue rubriche televisive. Waldo attinge dal vasto giacimento di disgusto e apatia nei confronti del sistema politico britannico — disgusto e apatia non esclusivi però del sistema britannico, come abbiamo visto. Come dice uno dei personaggi dell’episodio, Waldo “non predica una rivoluzione, perché quello richiederebbe una personalità e una mentalità ben definite”.

Waldo dice continuamente parolacce e manda tutti a quel paese, gli altri candidati per lui rappresentano “un vecchio modo di pensare con un nuovo taglio di capelli” oppure stanno lì solo per “cercare visibilità sapendo di non riuscire a vincere, perché tanto lo sanno che un giorno vi rappresenteranno comunque”. Nessuno è in grado di rispondergli davvero, se non dicendogli che è facile provocare soltanto, oppure corteggiandolo per poi ritrarsi. Waldo non sa che soluzioni dare ai mali del paese. E in fondo neppure gli interessa trovarle. Ma sa che la gente non ne può più della politica. La crisi economica spiana la strada. Se Waldo organizzasse un comizio in Piazza San Giovanni, per dirne, una, sicuramente radunerebbe centinaia di migliaia di persone. Sarà per questo che l’episodio m’ha lasciato l’inquietudine di chi tocca un nervo scoperto: allora non siamo solo dei grotteschi cialtroni, ma forse ancora una volta degli anticipatori di ciò che potrebbe accadere. Se una volta Beppe Grillo faceva satira (e la fa forse tuttora, se il Movimento Cinque Stelle si rivelerà non essere altro che l’ennesimo esempio della “legge di Poe”, quella regola dell’internet per cui senza un’esplicita dichiarazione dell’autore è difficile cogliere la differenza tra il vero estremismo e l’esagerata parodia dell’estremismo), c’è chi oltre la Manica, nello stesso giorno in cui venivano annunciati i risultati delle elezioni italiane, tratteggiava con precisione ciò che di inquietante queste elezioni hanno portato con sé. Ma guardando Waldo viene da ricordare all’ex comico, al Movimento e tutti i suoi elettori che nessun avatar è mai libero completamente dal soggetto che rappresenta. E c’è sempre qualcuno più Waldo di te che ti epura.

Luca Di Ciaccio • 17 marzo 2013


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