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Le antenne del vicino

Sono certamente finiti i tempi dei favori, dei privilegi, delle rendite di posizione, nulla ci è dato per scontato e tutto ciò che è di sovrappiù lo dovremo restituire, come esausti grillini con lo scontrino in mano, eppure certi piccoli titoli, almeno nei medio-piccoli paesi di provincia, dovrebbero ancora pagare, lasciare intravedere una specie di salvagente lanciato dalla casta a noi comuni mortali. Per esempio, in un posto come Gaeta, ritrovarsi vicini di pianerottolo del sindaco dovrebbe perfino al giorno d’oggi rappresentare una certezza comunitaria. Vuoi che sia un marciapiede rifatto per evitare di inciampare mentre si torna carichi di buste della spesa o un asfaltatura nuova nuova della strada, vuoi che sia una riduzione dei decibel di scoccianti pianobar o – ma qui siamo già tra cronaca e leggenda dei passati primi cittadini gaetani – un provvidenziale palo di divieto di sosta segato alla radice proprio davanti al cancello di casa.

E’ dunque forte la delusione che si respira tra i condomini di via Papa Giovanni che s’erano accomodati, pur con qualche riluttanza dei meno vicini alla coalizione berlusconiana, quelli che nemmeno dalle missive con cui si prometteva l’imminente restituzione dell’Imu si erano lasciati ammaliare, alla trionfale elezione, appena un anno fa, dell’inquilino del secondo piano Cosimino Mitrano alla più alta carica politica cittadina. Mo’ che Cosimino è sindaco, sospirava la vecchia del quarto piano, non dico che si imparerà a chiudere il portone del garage quando esce, ma almeno un occhio di riguardo… E invece, già alla smobilitazione del comitato elettorale del centrodestra, fatto aprire proprio qui sotto, con tanto di esposti del Pdl che si lamentavano delle “multe politiche” elevate da vigili rossi in campagna elettorale, c’è chi s’è lamentato per lo stato malandato in cui erano ridotti gli scalini del piazzale condominiale, forse provato dai troppo entusiastici festeggiamenti della vittoria. E si capisce che cento distinti professionisti del sudpontino che saltano tutti insieme urlando “chi non salta comunista è” metterebbero alla prova le fondamenta di qualunque patto civile, ma il bello comunque è venuto dopo.

Nulla s’è potuto contro le campane elettriche del nuovo parroco di quartiere don Antonio Cairo, che a tutte le ore della domenica mattina e di altre festività, sollecitano i devoti ma impediscono il riposo degli assonnoliti, fedeli o meno che siano. Nulla s’è potuto contro Acqualatina, che ogni volta che decide di far mancare l’acqua oppure ogni volta che si scassa una conduttura lo fa succedere qui, con questo quartiere e questo palazzo che restano a secco. Nulla s’è potuto coi cassonetti dei rifiuti che continuano a traboccare, senza nemmeno l’ombra di una raccolta differenziata. Nulla s’è potuto col desolato paesaggio dell’ex vetreria qui davanti, ma qui bisogna dare atto all’attuale amministrazione che fare più pasticci dei suoi predecessori era davvero impossibile, e forse è meglio così che vederli all’opera. Nulla s’è potuto contro l’improvviso e vertiginoso aumento delle tasse, in controtendenza a tutti i dogmi di fede berlusconiana d’Italia, nemmeno questa consolazione ad avere un vicino di casa del Pdl. Nulla, infine, s’è potuto con il colpo di grazia dell’antennone per i telefonini alto 32 metri giusto tra lo stadio e la vetreria, proprio in faccia alle finestre nostre e dell’illustre vicino. Tralasciando il dettaglio dell’orrore estetico del palo d’acciaio (dettaglio che non sarebbe proprio da nulla, per la riviera di una città che vuole dirsi turistica), viene da chiedersi come possa dormire sonni tranquilli il sindaco e la sua giovane famiglia se solo fossero fondati un decimo dei sospetti di inquinamento elettromagnetico e rischi per la salute collettiva che agitano molte polemiche di questi giorni e che portarono egli stesso a promettere nel suo programma elettorale di “delocalizzare ogni fonte di elettromagnetismo dai centri urbani abitati”.

Tuttavia continuiamo a illuderci inspiegabilmente di essere migliori dei politici che talvolta abbiamo pure votato, sarà per il fatto che finanche le nostre assemblee di condominio sembrano comunque più serie e più civili di una qualunque seduta di consiglio comunale, anche se è il nostro paese, e mica solo nel senso di Gaeta, a essersi ridotto a un condominio rissoso, incapace a decidere sulla sorte degli spazi condivisi, e soprattutto dominato dalla cosiddetta logica del Nimby, ovvero “Not In My Back Yard”, ovunque ma non nel mio cortile di casa. Tanto che al povero sindaco Mitrano l’altro giorno un condomino per le scale gliel’ha chiesto: “Ma se proprio dovevamo prenderci le onde elettromagnetiche dell’antenna non potevi fartela mettere proprio sul terrazzo del condominio nostro, almeno poi dividevamo i soldi?”. D’altronde così, su altri palazzi e terreni, pure di bene agganciati inquilini, era avvenuto finora con le antenne telefoniche, e nessuno andava in giro fasciandosi la testa e diffondendo allarmismi senza prove, tantomeno nessuno si diceva o si dice disposto a rinunciare al proprio telefono cellulare. Non si sa cosa il sindaco abbia risposto. Qualcuno sospetta che, con tutti i risparmi messi da parte che il doppio stipendio comporta, tra il posto da dirigente a Fondi e il posto da sindaco a Gaeta, in attesa che la legge gli imponga una doverosa rinuncia, probabilmente uno di questi giorni lo vedremo, moglie e figli al seguito, traslocare in qualche villone più consono al suo ruolo, e magari con meno antiestetiche antenne nei paraggi.

Luca Di Ciaccio • 6 luglio 2013


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