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Sapore di sale

Il sapore irripetibile delle estati da ragazzino. Ricordo i pomeriggi a leggere in campagna, da solo, il ronzio degli insetti e l’odore delle pagine sotto il sole, il brusio della spiaggia poco lontano. Ricordo il calore delle lamiere senza aria condizionata, e dei videogiochi a gettone, e delle passerelle di legno sulla sabbia, e poi tutte le altre estati, crescendo, il sudore dei primi lavori estivi, quello delle prime discoteche, quello dei primi sguardi col batticuore. Ognuno ha in bocca il suo irripetibile sapore di sale dell’infanzia e dell’adolescenza, la pausa calda e assolata – quasi abbagliante – tra le esperienze di un anno scolastico e l’altro.

L’estate era una parentesi brulicante di sensazioni, sospesa come un ponte, proiettata in avanti verso l’avventura complementare del ritorno a scuola. Il futuro era fatto di tante cose, musica e cellulari e i primi modem chiassosi, lauree dall’utilità non sempre chiara, le convulsioni nella storia d’Occidente, picchi di calore e picchi di gelo nelle vite e nelle stagioni a venire. Ma quel ritmo tra la scuole e le vacanze era perfetto, sembrava pure lui definitivo.

Luca Di Ciaccio • 27 luglio 2013


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