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Barman e pescatori

I pescatori dall’aria di vichinghi all’alba sulla spiaggia nera e un barman ricolmo di stile al tramonto sulla strada alta. “Che abbiamo pescato stanotte? Un saraghetto, una spigoletta, una bella pezzogna?”. Non mi degnano di uno sguardo. Uno si lamenta a mezza voce, deluso, della luna piena. “E quello si potrebbe sapere cos’è?” chiedo con educata ammirazione mentre vedo le mani sapienti dell’oste miscelare il gin e un succo rosso e altre bottigliette trasparenti. “No, è meglio che non lo sapete” mi risponde stizzito buttando fuori le ultime gocce di soda. Poi mi fa il solito sublime Tom Collins. I villeggianti delle isole si fanno maltrattare dagli isolani e ne sono contenti, come le signore eleganti con Pino le vende il pesce spada o i borghesi in lino bianco davanti al bancone di Andrea del Barbablù. Ma lo sa, gli dico, che ho cercato per sei anni un Tom Collins come il suo e non l’ho mai più ritrovato? La cosa non mi sorprende ma mi lusinga, mi risponde lui serafico.

Nelle isole tutte le forme portano tracce di antichità, sono come le ombre di Platone, e anche gli uomini sembrano prototipi e stereotipi di razze dimenticate o superate, con quel tanto di selvatico che affascina i cercatori di sensazioni forti, profonde e sensuali, come quando si addenta un tozzo di pane di grano duro o si abbraccia un corpo acerbo, forte e nudo. L’isola del tesoro si nasconde da qualche parte, come un miraggio. Io poi mi sono convinto che, alla fine, sono i vacanzieri delle isole ad allietare gli insulari, come gli animali da circo i bambini.

stromboli

Luca Di Ciaccio • 27 agosto 2013


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