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Rione Terra

L’estate cova sotto la cenere, passiamo da un vulcano all’altro, saltiamo sulle padelle di un paese che non sai mai cosa ti prepara. Altro che la solitaria salita alle pendici di Iddu, qui chillu nessuno lo nomina ma è ovunque, in un labirinto affollato di umanità scocciata e divinità partigiane in fuga dal mondo, e troppe ombre nel sottosuolo. A Pozzuoli mi indicano un collinetta piena di alberi e qualche casa, a due passi dal mare, e mi dicono: lo vedi, quello è il monte nuovo, è spuntato fuori cinquecento anni fa, nel giro di una notte, che per la Terra è come dire dieci minuti fa. E il lago di Averno, laggiù, duemila anni fa era una baia della flotta romana, poi la terra s’è alzata e ne ha bloccato l’uscita. Verso Miseno invece c’era una città, ma i bradisismi e l’ innalzamento del mare l’hanno sommersa come Atlantide, e sta ancora lì, sotto metri di acqua. Quando c’è vento dalla solfatara esala puzza di zolfo come da un pentolone in ebollizione. Per strada ci imbattiamo in nomi ammonitori. Acheronte, il fiume dell’Aldilà. Sibilla, che a Cuma traeva i suoi auspici. Ma la terra che s’alza e s’abbassa sotto i piedi è un dettaglio per quelli che sono costretti a morire in mezzo al traffico, ai taglieggiamenti di camorra, alle fabbriche chiuse e abbandonate, ai laghi che marciscono d’inquinamento.

La facciata di tufo di un palazzo pieno di occhi cavati, quante sono le sue finestre vuote, ci punta dal rione Terra, sopra la baracca dell’ultimo mastro d’ascia rimasto, un vecchiarello circondato di gatti e foto del papa. Il rione Terra di Pozzuoli è fatto di strati di storia e di umanità uno sopra l’altro, fin dall’800 avanti Cristo quando i greci approdarono per colonizzare la baia. Gli abitanti di qui furono cacciati via nel giro di pochi giorni, nel 1970, mentre la terra tremava e faceva su e giù, con la gente che dovette buttare i materassi dalle finestre per fare in fretta e i vecchi che non se ne volevano andare, spinti a forza dalla polizia. Furono spediti tutti in casermoni lontano dal mare, per la prima volta dopo tremila anni, definitivamente, e tanti vecchi pescatori furono costretti ad armare le reti in cantina. Qualche intellettuale propose che tutta Pozzuoli doveva fare quella fine, tanto vale – si diceva – farla diventare un parco archeologico, tipo Pompei, col biglietto all’ingresso per i turisti, e i poveri puteolani spedirli in collina. Fior di architetti si ingegnarono a progettare quartieri moderni che ancora oggi non hanno trovato un’anima, al posto dei vicoli enormi vialoni e piazze vuote in mezzo a colonnati quasi metafisici, oramai buone solo per lo spaccio. E intanto nel rione Terra, tolti dai piedi i poveracci dei vecchi abitanti, piano piano inizia il rilancio, con compravendite, iniezioni di cemento e gru da tutte le parti. Prima o poi lo riapriranno, dice. Esce una luna di zolfo, da Pozzuoli a Napoli è tutto uno struscio sull’orlo del cratere.

pozzuoli

Luca Di Ciaccio • 30 agosto 2013


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