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Gechi e vampiri

Il geco non si sa da dove provenga. Sta bene al caldo, ma anche un po’ di freddo non gli dispiace. È l’ emblema di miliardi di cose: bar, locali notturni, marche di vestiti, murales di isole vulcaniche piantate in mezzo al mare. Se mi dessero un euro per ogni geco che è stato stampato da qualche parte, potrei risanare il debito pubblico italiano, e comprarmi pure un paio di isolette. Forse il principio del suo successo si nasconde dietro l’apparenza di rettile benvoluto solo perché si mangia le zanzare o per un malinteso senso di portafortuna, e ha a che fare com una caratteristica da supereroe. Sulle sue zampe palmate e disgustosamente trasparenti, non c’ è infatti un adesivo di qualche tipo, non secerne colla dalle dita come immagineremmo: il geco si attacca alle cose per un principio della chimica detto “interazione di van der Walls”. Uno scambio tra molecole. Le estremità delle sue zampe sono ricoperte di milioni di peli che moltiplicano le forze magnetiche e interagiscono con la superficie. Ma gli basta cambiare inclinazione alle setole stesse per staccarsi e ripartire. C’ è un’ unica sostanza che resiste alla presa del geco: il teflon, quello delle padelle antiaderenti. Ogni supereroe ha il suo punto debole, e c’è chi ha la sua kriptonite sotto una frittata.

Luca Di Ciaccio • 5 settembre 2013


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