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Processioni e majorettes

A me i fuochi d’artificio sono sempre piaciuti, mi ricordano l’obiettivo per cui bisognerebbe ogni tanto ricordarsi di stare al mondo: meravigliarsi. Mi piacciono anche le bande musicali, le majorettes, gli zumpapà, tutto quell’armamentario kitsch che fa inorridire molti. Anche a Gaeta da quando hanno questo prete nuovo, uno che se fosse nato in un’altra epoca non avrebbe sfigurato come organizzatore del Cantagiro o di un Disco per l’estate, in molti storcono il naso di fronte alle processioni dei santi e delle Madonne troppo spettacolari, coi fuochi d’artificio, le bande musicali una dietro l’altra, gli sbandieratori, le majorettes, i mangiafuoco, i sindaci collusi, gli imitatori, pure le suorine filippine che cantano la canzone di Titanic, addirittura se la prendono con l’uso del “corpo delle donne” in processione, una via di mezzo tra una strofa di De Andrè e un comunicato stampa dell’associazione femminista “Se non ora quando”, immancabilmente finiscono per invocare la sobrietà, la frugalità, la povertà, perché a tutti appare chiaro che i soldi degli sponsor privati che si fanno belli sui volantini di paese non andassero in fuochi d’artificio sarebbero senza dubbio versati tutti in opere di bene per i bambini poveri dell’Africa, e figuriamoci Papa Francesco – ah se sapesse! – lui che va in giro in utilitaria e una borsa col dentifricio dentro, in fondo convinto che per andare in paradiso sia sufficiente comportarsi bene e neppure buttarla troppo sul metafisico.

Io agnosticamente sorrido ai lati della strada, estasiato da cotanto paganesimo in mano ai sacerdoti impresari, il cui gusto trash a metà tra uno show pomeridiano di Barbara D’Urso e un calendario della Proloco del 1988 potrebbe finanche essere un formidabile spot a favore dell’ateismo o, nella plausibile ipotesi di non averci capito niente, una sintonia con la pancia del paese che noialtri manco ci sogniamo. Poi, siccome è ancora tanta la brava gente che va in processione o che guarda Barbara D’Urso in tv, mi ritrovo tra le mani questo frammento di Fernando Pessoa. “Un pagano non è umanista: è umano. Ciò che il pagano accetta del cristismo è la fede popolare nei miracoli e nei santi, il rito, le processioni. E’ la parte ‘rigettata’ del cristismo quella che egli accetterebbe, se mai accettasse qualcosa di cristiano”. Così scrive Pessoa, e poi: “Il pagano accetta con piacere una processione. L’interpretazione cristiana del mondo gli causa un senso di nausea; ma una festa in chiesa, con le luci, i fiori, i canti e a cui segue la processione – questo lo accetta volentieri, anche se all’interno di un qualcosa di negativo, in quanto tali manifestazioni appartengono alla verità umana, e sono l’interpretazione pagana del cristianesimo. Il pagano ha simpatia per la superstizione cristiana, perché l’uomo che non è superstizioso non è uomo; ma non prova simpatia per l’umanitarismo perché chi è umanitario non è umano”. Ogni cosa, insomma, ha il suo genio intrappolato dentro gli occhi di chi guarda. Come i fuochi d’artificio, che in fin dei conti non servono a nulla.

Luca Di Ciaccio • 27 settembre 2013


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