Ludik

un blog

Makers e printers

La prima volta che ho visto una stampante 3D è stato l’altro pomeriggio, alla fiera romana dei makers. I makers non sono nient’altro che artigiani, gente che fa le cose, letteralmente. Prendono tutta la tecnologia che c’è in questo momento, la smontano, la rimontano, la assemblano, e si inventano cose che forse un giorno saranno utili. Dicono quelli che se ne intendono che questa dei “maker” sarà la nuova rivoluzione industriale. Il primo a intuirlo è stato il direttore del magazine Wired, Chris Anderson, che nel 2010 scrisse: “La cultura digitale dopo aver rivoluzionato il mondo dei bit e quindi l’editoria, la musica e i video attraverso Internet, ora sta per trasformare il mondo degli atomi, quindi degli oggetti fisici”.

Con le stampanti 3D si potranno stampare tutte le cose, dicono. Case e automobili, violini e barriere coralline, pistole che passano i detector degli aeroporti e organi di ricambio per il corpo umano, telefoni e giocattoli, quadri di Picasso e motori dei jet. Per adesso ammiro in mezzo a una folla di curiosi questo marchingegno che spreme degli oggetti e non so perché ma noto una grande abbondanza di tazzine e oggettini che sembrano tanto quei soprammobili inutili delle zie. Oltre lo stupore per l’oggetto in sé, c’è l’intuizione di un ribaltamento di prospettiva: la rivoluzione industriale inventò la produzione di massa e l’economia di scala, ora invece le stampanti 3D consentono a chiunque di produrre un singolo oggetto a costi bassissimi. Immagino che probabilmente nel giro di qualche decade saremmo tutti operai di noi stessi, con la nostra fabbrichetta in casa propria. E avremo le case piene di oggetti inutili che avremo stampato solo per il gusto di dare forma alle nostre curiosità e ai nostri desideri, cose che avremo solo perché abbiamo la possibilità di farlo senza aver riflettuto un attimo sulla loro utilità o bellezza, che in fondo è  lo spirito dei makers ma soprattutto del capitalismo e tutto sommato della nostra specie di animali apparentemente evoluti.

Luca Di Ciaccio • 6 ottobre 2013


Previous Post

Next Post