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La vestizione del robot

Quando ho riguardato questa foto, che ho scattato al Maker Faire 2013 di Roma, una fiera della libera innovazione tecnologica, m’è rivenuto in mente – chissà perché – una foto che scattai qualche anno fa in una chiesa di Gaeta, pochi minuti prima che partisse la processione della Madonna di Portosalvo. L’uomo che sollevava i capelli di seta della statua della Madonna, e stringendole una collana controllava che tutto fosse a posto, aveva lo stesso sguardo di rispetto e tenera devozione che ha questo signore che invece stringe il braccio di questa specie di automa umanoide, che sembra fatto coi mattoncini Lego, e si cura che ogni parte sia bene avvitata, che le mani dei curiosi visitatori della fiera non finiscano per rovinare quella sua preziosa creatura. Gli occhi dell’umanoide sono fissi di fronte a sé, ineluttabili come il futuro di fronte a lui, e sembra che ti guardino da qualunque lato ti volti, proprio come certe statue in processione.

In fondo la fede, anche se scientificamente e illuministicamente, nel progresso è sempre una faccenda che sta negli occhi di chi guarda, e di cui ognuno risponde per sé. Il futuro – come dio – è quella cosa che ci inventiamo a nostra provvisoria immagine e somiglianza. Si dice che nel futuro a breve termine avremmo computer sempre più potenti, dotati di “libero arbitrio” e morale. Macchine indipendenti, in grado di ragionare e anche di scrivere un blog come questo. Ma quello che consola, a noi passanti perplessi, è il sapere che da qualche parte c’è sempre un errore di sistema. In questo consiste l’individualità, no? Nei difetti di sistema. Io vedo metafore ovunque, il mio computer ha sempre un’esitazione prima di avviarsi, la macchina di un mio amico quando piove si ingolfa, il robottino alla fiera ogni tanto sbaglierà i suoi calcoli, le madonne alla processione non sempre ci azzeccano coi miracoli, le catene di montaggio ogni tanto sfornano pezzi difettosi, i droni mandati in guerra a volte sbagliano bersaglio, e l’uomo moderno sembra attendere il momento “Oh mio dio, ho creato un mostro” da tempi non sospetti. E i nostri buoni propositi andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

Luca Di Ciaccio • 7 ottobre 2013


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