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Sconosciuti gaetani

Sono sconosciuti solo a chi non li vuole vedere Felix e Stefania, le due facce belle e giovani e pulite che ieri sera, per uno di quei miracoli che ogni tanto capitano con l’aiuto della televisione, per un milione e mezzo di persone sono diventate le facce di Gaeta. Lei del paesone in provincia di Latina, lui in fuga dal Tongo. Quando, come in un remake di “Indovina chi viene a cena”, la nonna zitta zitta, senza farsi sentire, chiede alla nipote se il suo nuovo fidanzato gli spaghetti sarà in grado di mangiarseli, e la sorella non può fare a meno di fare il più innocente dei pensieri, e cioè “oddio quanto è nero!”, sembra davvero che l’integrazione sia un gioco facile, nulla che non si possa risolvere prima dell’ammazzacaffè. Ma quando riaffiorano dai ricordi le tasche riempite solo con pochi spiccioli e un passaporto vuoto, la fila di un imbarco nel buio della notte o le luci di un’autobus notturno dove sedersi cercando un po’ di sonno senza biglietto, tutto ridiventa aspro, come gli sguardi nel vuoto di un uomo nero incrociato sotto i portici la sera tardi, lui senza meta, noi con gli occhi bassi.

Ma la migrazione non è solo quello che fa attraversare il mare ai disperati ma anche quella che ci fa distaccare dalle nostre certezze, dagli stereotipi e dai pregiudizi. E così per un giorno cominciare a pensare che la stirpe nostra non sia fatta solo di consanguinei politici fondani, passare davanti ai bar dove ragazzi ubriachi urlano in lingue che non capiamo intuendo che la sofferenza non è un alibi per l’irresponsabilità, guardare a una vecchia processione in barca ricordandosi che il mare non fa distinzioni di razza quando inghiotte i poveri cristi, accorgersi di un milione di piccole cose scontate che sono il tessuto della vita, che spesso sono la vita e che devi prendere in mano e imparare quando ti trovi in un posto che non è il tuo paese, leggere quella frase in sovrimpressione che dice che “un uomo percorre il mondo per cercare quel che gli serve e torna a casa per trovarlo”.

Luca Di Ciaccio • 25 ottobre 2013


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