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Renziani della penultima ora

Frasi a caso stampate e appese su grandi teli dentro la vecchia stazione Leopolda, sopra le teste di una platea che si spella le mani, che bravo Matteo, che discorso Matteo, che leadership Matteo, che forza Matteo. Ecco una citazione di Volare di Modugno, messa al centro: “Penso che un sogno così non ritorni mai più”. E lì sopra, nell’angolo destro, una citazione di Gandhi piuttosto appropriata al clima: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci”. E tutte le altre citazioni stampate, che forse a qualcuno ricorderanno i “renzini” di cioccolata come nella presa in giro del famoso comico, colui che già fu capace di far diventare l’ultimo candidato premier del Partito Democratico uguale alla sua parodia, ogni sguardo e ogni sospiro viaggia intorno a questa insidia. Come se ci fosse un’entropia del potere che va oltre le buone intenzioni e le singole volontà. Passeggi per la Leopolda e incontri di tutto. Lo scenario è quello descritto da Claudio Cerasa oggi sul Foglio: “Incontro il renziano della prima ora che con lo sguardo euforico si dice soddisfatto perché i renziani della seconda ora non hanno capito che Renzi è sempre lo stesso, e che quando prenderà il partito non farà compromessi ma lo rivolterà come un calzino. Incontro il renziano della seconda ora che con lo sguardo furbo si dice soddisfatto perché i renziani della prima ora non hanno capito che il Renzi della prima Leopolda è stato rottamato per non scontentare i renziani della seconda e terza ora. Incontri il renziano della terza ora che con lo sguardo di chi la sa lunga si dice soddisfatto perché il nuovo Renzi sarà pure simile al primo Renzi ma non potrà fare a meno di cedere sovranità e di condividere la sua opa sul Pd con i mille azionisti saliti sul carro del vincitore”.

Come in tutti i congressi del mondo, i partecipanti sciamano via dopo il discorso con il badge in bella vista, divisi in gruppi uniformi, i giovani col passo deciso di chi è convinto che il futuro sarà il suo, i più vecchi con lo sguardo di chi pensa a cosa gli tocca fare per non perdere quest’altro treno, e come succede con tutti i leader del mondo, o con quelli aspiranti tali, ognuno ha ancora nelle orecchie il discorso che ha voluto sentire, ognuno ha visto nel prossimo leader quello che voleva vedere, i puristi e i governativi, gli uomini d’apparato e i finti sentimentali. Eppure la consistenza di una leadership non si giudica dal numero di titoli sui giornali ma da come riesca a cambiare la società, smuovendo gli intenti delle persone, soddisfacendo le loro necessità e aspettative. Sono già trent’anni che i dirigenti di partito si accontentano di finire i discorsi in tempo per i titoli del telegiornale, ma non basta più. Ce la farà Renzi? Adesso anche qui c’è chi aspetta il passaggio delle salme sulla riva del fiume, chi con il pollice alzato cerca un passaggio sul carro del vincitore. Altri sparlano al telefono con la mano davanti la bocca, per come stanno le cose – dicono – meno gente va a votare meglio è. Qualcuno ha solo voglia di vincere, anche a sinistra, senza più le menate e i sensi di colpa novecenteschi.

renzi

Luca Di Ciaccio • 29 ottobre 2013


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