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Il mare senza nessuno

Con l’arrivo inesorabile dell’autunno gli stabilimenti balneari diventano l’ultimo avamposto della solitudine. I chioschi sono sbarrati, i cessi puliti e spettrali. Le batterie di sedie a sdraio le trovi allacciate al palo con un catenaccio arrugginito, come se nessuno fosse destinato a sedercisi mai più fino alla fine dei tempi. L’inferno di lamiere, il carnaio di corpi, la schiuma d’uomini sembra solo un ricordo perso nel tempo, come l’eco di una civiltà scomparsa. La sabbia non ha più orme e si ha quasi pudore nel camminarci, per non intaccarla. Chissà dove sono tutte quelle persone che qui fino a poche settimane fa prendevano il sole, giocavano, si tuffavano, urlavano, mangiavano un ghiacciolo. Chissà dove sono gli amori e gli sguardi, le amicizie e le attese, e le promesse rimurginate sotto l’ombrellone. In quale città, in quale ufficio, in quale traffico. Resta solo il rumore del mare. Quello stesso mare che dopo avere inghiottito per tre mesi ogni umana porcheria, passata l’estate torna a fronteggiare la spiaggia deserta, un’afasia a due voci che durerà fino a che non tornerà un’altra ennesima estate.

spiagge

Luca Di Ciaccio • 6 novembre 2013


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