Ludik

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Come lacrime nell’alluvione

La mattina scendo a comprare il giornale e della furia degli elementi non resta che qualche pozzanghera, e foglie cadute, e l’insegna storta di un negozio, dev’essere stata una rabbia di cui il cielo ha scordato il motivo, e adesso gli è passata. Solo una bambola di pezza, abbandonata non si sa come tra le cicche umide di sigaretta e il riflesso del palazzo nell’acqua piovana. C’è stata da qualche parte in Italia un’ennesima catastrofe, ma non riesco a sentire i commenti che sono sempre i soliti, gli stessi da decenni, noiosi e impotenti, come tribune elettorali. L’incuria del territorio, i ritardi nei soccorsi, il cemento e l’effetto serra, il mancato allarme e il procurato allarme, il dissesto idrogeologico, i condoni edilizi, la colpa che non è del cielo ma è degli uomini e però detto con lo stesso fatalismo con cui si impreca alle nuvole nere. Che gelido presente, battuto a tavolino da un fatalismo che ha la potenza della divinità. La verità è che ai vivi serve dimenticare in fretta e ritornare ai propri piccoli interessi quotidiani, ai favori da fare e da ricevere, ai soldi da guadagnare. Solo l’inconscio nazionale ogni tanto ha un sussulto, quando vede un padre e un figlio affogare nel fango, il fango versato da tonnellate di pioggia e decenni e generazioni di incuria.

Già non ricordo più se sognavo oppure ero desto, stanotte, quando la casa mi sembrava piena di spifferi e la pioggia batteva alle finestre come un creditore venuto a esigere il dovuto. Esiste la pioggia trasversale, si chiede un amico. Certo, rispondo, è quella che scende in diagonale, sui giusti e sugli iniqui, ma poi colpisce proprio te, nel mezzo, sulla testa. Basta poco perché il delicato equilibrio che abbiamo messo in piedi, e che ci illudiamo essere una fortezza, crolli: come un castello di carte, un fondo pensione male investito, un residuo di rispettabilità di fronte a una tanica d’acqua da dividersi, una casa costruita sul ciglio di un torrente. Prima della punizione biblica ci sarà di certo un’ordinanza inutile da compilare. Lamentarsi in fondo sarebbe facile, mentre l’allerta dei metereologi assume colori via via più bollenti, dal giallo all’arancione, dal rosso fino al porpora. Ma lamentarsi ormai è come resistere, non serve a niente.

Luca Di Ciaccio • 20 novembre 2013


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