Ludik

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Cigni nel lago

Cosa sia un balletto classico, quali dinamiche si  instaurino fra i protagonisti, come andranno le cose,  l’ho sentito raccontare da un fine dicitore in tutù, giustacuore trapunto e frustino, durante un lago dei cigni fatto tutto da ballerini neri sudafricani: “Tutti i balletti classici possono condensarsi in una sola frase: ragazze in tutù al chiaro di luna”. E poi chiosa: “Queste ragazze sanno che non si sposeranno mai”. Alla fine anche io che ignoro tutto della danza classica sospetto che il balletto racconti sempre la stessa storia con gli stessi personaggi, e che sia impossibile cambiarne qualcosa, tanto rigidi sono i canoni artistici e della tradizione. Alle fine le ragazze sono in numero di 32, perché è più pratico: possono infatti dividersi in due gruppi da 16 o in quattro gruppi da 8. Sulla scena le si vede conversare gentilmente tra loro e muoversi graziosamente con le braccia alzate mentre i solisti eseguono i loro numeri. Stanno lì, anche se sono su un palchetto lontano, so già che hanno uno sguardo sognante e triste. Poi, con un salto, un virile grand jeté, balzano in scena 4 oppure 8 ragazzi che incitano le ragazze a raggrupparsi facendo con le braccia dei graziosi e ondulanti movimenti, come sirenetti avvolti dalle alghe. Ma nessuna delle ragazze sembrano essere interessate dagli uomini, escono di scena e poi si rimettono a ballare sulle punte.

Allora in piedi sui suoi alluci arriva il primo ballerino, sembra cercare qualcuno, allora le ragazze si incuriosiscono ma poi fatalmente si accorgono che lui non desidera davvero nessuna di loro e quindi non gli resta che sparire con un nuovo e grandioso salto dietro alle quinte. Quando giunge in scena la prima delle ragazze è troppo tardi, per pochi secondi ha mancato l’appuntamento con il suo primo ragazzo. E allora dopo qualche piroetta inutile si raggomitola su se stessa, nella posa di chi è convinta che nessuno la ami. Quando il ballerino torna sulla scena ha il piede in tensione, e la mano a visiera per scrutare la sua prima ballerina, ma mai nella direzione giusta. Insomma, continua così per un po’, e a un certo punto confesso che ho sbadigliato, finché non si arriva all’incontro finale, l’agognato accoppiamento danzante tra il primo ballerino e la prima ballerina, che viene chiamato “fuochi d’artificio e atletica pesante”, con la ballerina che cade tra le braccia del ballerino, e il ballerino che la solleva con la gamba mentre lei piega l’altra gamba, in mezzo agli sguardi di tutto il corpo di ballo, che sono di tripudio e insieme di invidia, come nella vita. In fondo, lieto fine a parte, i balletti e i laghi e i cigni e i tutù e le piroette alla fine non sono altro che appuntamenti mancati.

Luca Di Ciaccio • 24 novembre 2013


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