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Come eravamo tutti

Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto tornare a casa della manifestazione con una bandiera sulle spalle e la convinzione che eravamo tanti, eravamo bellissimi, non avevamo bisogno di chiedere di più. Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto rimpiangere di non essere stato abbastanza contestatore, scioperante, occupante, di non essere stato ai cortei, ai comizi, a Valle Giulia, al Parco Lambro, ai funerali di Berlinguer. Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto sentire bene perché la sinistra, per quanto non fosse facile intendersi su quale fosse quella vera, era comunque una missione storica – l’uguaglianza tra gli uomini, gli ideali più nobili: ero chiaramente dalla parte del giusto. Avrei potuto essere un giovane intellettuale con la barba, con le scarpe scamosciate, stronzo e narcisista come in un film di Nanni Moretti, ma sempre dalla parte del giusto. Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto indossare magliette con scritto “resistere”, sostenere discussioni attorno al concetto che se una cosa piaceva alla maggioranza doveva essere necessariamente brutta, votare a tutte le elezioni pensando che come nello sport l’importante è partecipare. Il desiderio di essere come tutti mi costringeva a confessarmi che anche a me piacevano le sciarpe di cashmere e la vacanze in barca, e allora temeva di finire come quelli di una certa età per i quali il pensiero di aver sognato la rivoluzione da giovani li imbarazza, sempre di più. Magari, chissà, si potrà restare di sinistra giusto facendo qualche campagna per i diritti civili, o appendendo in camera la foto del Comandante Marcos? Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto sentire tante volte il cuore pieno di struggimento, o forse solo invidia. Mi ha fatto prendere in giro quelli che votavano Berlusconi, litigare con parenti e amici, applaudire gli indignati e i moralizzatori. Mi ha fatto circondare di giornali su misura per me, scrittori su misura per me, film su misura per me, eventi su misura per me, e luoghi reali o virtuali dove tutti ci comunicano compiaciuti che non stiamo sbagliando, che stiamo facendo tutto bene, che dobbiamo continuare così.

Ero come tutti, infatti volevo distinguermi dalla massa, votare chi mi faceva sentire a posto con la mia coscienza, magari dopo una bella sconfitta. In felice minoranza, come tutti. Lo stesso desiderio mi ha fatto credere nell’esistenza di una linea rigida che dividesse i giusti dagli ingiusti, i corrotti dagli onesti, i farabutti dagli uomini specchiati, i carnefici dalle vittime, e io naturalmente dalla parte del giusto. Mi ha fatto firmare decine e decine di appelli, ma poi a un certo punto ho smesso, se non altro per ricordare a me stesso che io c’entro, che non sono innocente, che non posso tirarmi fuori. Che tutto quello che accade in Italia è anche un po’ colpa mia. E c’era questo tizio col sorriso da piazzista ed era così bravo a farci sentire ancora più in imbarazzo, e noi segretamente lo ammiravamo perché lui sì, che non aveva problemi a fare esattamente quel che predicava. Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto pensare che ci sono persone che non mollano mai, ma io non ce la posso mica fare ad essere come loro. E poi mi ha fatto credere qualunque cosa uno faccia è evidente che lo fa perché gli conviene, perché qualcuno lo paga, perché fa un favore a un amico, perché gliene ne verrà un tornaconto, prima o poi. Il desiderio di essere come tutti mi ha fatto arrivare a leggere il romanzo di Francesco Piccolo, che lo stanno leggendo tutti e che si intitola proprio così, facendomi sottolineare quella pagina in cui scrive che non c’è ” mai nessuno che metta in dubbio le nostre idee, si chieda se c’è qualcosa che non funziona, si chieda perché gli altri riescono a penetrare i desideri di una quantità di gente superiore alla nostra. Mai che andiamo a curiosare chi sono, cosa fanno, quali debo­lezze hanno, se nascondono una virtú che non riconoscia­mo. Siamo assolutamente sicuri che il mondo è diviso in due, quelli che stanno sbagliando tutto e quelli che stan­no facendo tutto bene, e per una coincidenza infelice la maggioranza continua a essere cieca e a guardare a quelli che sbagliano. Ma presto, molto presto, si ravvederanno”. In fondo volevo solo essere come tutti. Senza sapere quanto disoneste possono essere le parole che infestano il mondo di buoni ideali, quante disoneste possono essere le fotografie in cui siamo bellissimi e perdenti.

Luca Di Ciaccio • 4 dicembre 2013


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