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Vite da cani

Mettere belle foto in bianco e nero su flickr non farà di me un ragazzo dell’ottantanove, anche se sono stato al concerto dei Cani al Circolo degli artisti, ovviamente sold out a casa propria, mentre qualcuno tra la folla tutta pigiata, anche se non troppo pigiata, non fino al punto da farmi sentire schiacciato da una nuova generazione più giovane e più hipster di me, qualcuno urlava il nome della tweetstar del momento, astro nascente di noi quattro poveri stronzi, per citare proprio una loro canzone. Io ho sempre paura di sentirmi vecchio e fuori luogo a questo tipo di concerti, da quella volta che andai a un concerto degli Zen Circus alla Locanda di San Lorenzo, che sentiti scaricati per giorni e giorni nella solitudine delle cuffiette del mio ipod sull’autobus mi parevano così bravi, ma poi al concerto era pieno di ventenni che pogavano, il cantante stava a torso nudo, cantavano tutti con la passione sgraziata e amplificata male tipica della gioventù e dei gruppi indie, dove non si capiscono quasi mai le parole, e la mattina dopo si capiva che non avevano niente da fare, al massimo una lezione all’università. I Cani comunque sono bravi (cioè se avessi sedici anni e sentissi “e ci piacciono i dischi le muse gli artisti” eccetera io impazzirei di felicità), un po’ poeti un po’ entomologi di un certo mondo – tipo idiosincrasie tra romanord e romaest -coi synth e le drum machine che pestano al posto di chitarre e batteria, e le coppie che non si lasciano quasi mai. Ascoltandoli c’è chi si consolava (una canzone, se parla di te, ti consola sempre) c’è chi si irritava (perché magari metti una bella foto in bianco e nero su flickr, ma non ne vuoi fare la poetica di una generazione). Come in tante nostre vite poi però manca il graffio, manca il mozzico, manca la fame vera. Meno male che le velleità, anche stanotte, mi aiuteranno a dormire.

Luca Di Ciaccio • 6 dicembre 2013


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