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Le renne sul lungomare

Confermo quello che ho detto al commissario, io me la sono vista passare davanti ai fanali della macchina, nel buio di una sera senza regali, e mi son detto che ci vuole coraggio a fregarsi pure una luminaria di Natale in mezzo alla strada, e insomma ma come ci siamo ridotti, ma che paese siamo, ma ce lo meritiamo questo e quello. Tuttavia no, non sarei proprio in grado di identificarli i ladri, cioè in realtà non li ho nemmeno intravisti. Solo questo scheletro di lucette che schizzava attraversando il lungomare, verso uno dei tanti vicoli del borgo, il tempo di inchiodare coi freni e già non c’era più. Un furto da professionisti, non c’è che dire. Anche perché altrimenti non vorreste certo farmi credere che se ne sia scappata da sola, sulle sue zampe di fil di ferro, quella renna sul lungomare. Le sue gemelle, per esempio, sono ancora tutte lì, ognuna in mezzo alla sua aiuola, sotto la sua palma, con la stessa aria incongrua che ha la neve di ovatta e farina nei presepi mediorientali in salotto, compagne di avventura di questo Natale che pare fuori stagione anche se siamo senza dubbio a dicembre, se non fossero le date di scadenza sui bollettini della Tares a ricordarcelo. Lo so che i compaesani hanno avuto da ridire anche su questa strana illuminazione natalizia, fatta di renne e cammelli e pastorelli che spuntano luminosi sui marciapiedi e tra le siepi, ma i miei compaesani lo sapete come sono fatti, hanno da ridire su tutto, dicono di annoiarsi ma sono spaventati dalle sorprese, ogni anno arriva Natale e dicono che loro non lo sentono più il Natale come una volta, ma lo dicono da una vita, chissà se l’hanno mai sentito.

Comunque posso confermare soltanto che quando mi sono voltato, un attimo dopo aver frenato, la renna sul lungomare non c’era più. Sparita. Che colpo, roba da soliti ignoti. Dovessi dire la mia, pure io se fossi una renna luminosa, consumata dalla salsedine del mare buio lì accanto, quel mare che d’inverno nessuno guarda a parte i pescatori che all’alba lo attraversano contromano, avrei voglia di scappare. Mi andrei a infilare in qualche basso in mezzo ai vicoli, inseguendo i fantasmi dei Natali passati, in fondo sono miracoli che una renna luminosa può fare. Mi affaccerei nelle case che erano piene di vita, dentro famiglie che parevano inseparabili, e poi dietro le sbarre di prigionie lassù al castello che sembravano inutili ed eterne, dietro i portoni sentendo uno che sale ma si ferma due piani più giù, negli uffici di sindaci che urlavano al mondo di essere insostituibili, e sotto a scantinati dove orchestre di ragazzi stonati provavano le loro serenate di fine anno, nelle cucine da dove usciva l’odore delle anguille e dei rococò, tornerei nella stanza di quella donna che diceva che non valeva la pena vivere, e davanti al termosifone dove si sedeva quel papà che aspettava un figlio che non sarebbe mai tornato, per loro non era mai Natale, e tornerei al portone di quella parrocchia che era chiuso qualche sera fa, mentre un senzatetto di mezza età ci moriva davanti. Andrei a ripescare tutti quei Natali in cui sembravamo fermi, immobili, eterni come in una vecchia fotografia, congelati nelle nostre gioie o nelle nostre infelicità, con chi pensavamo avremmo amato per sempre, con chi non sapevamo ancora che non avremmo rivisto più, quei Natali in cui era facile dimenticarci che tutto prima o poi passa. Ma io l’ho detto al commissario che non credo né a Babbo Natale in cielo né alle renne sul lungomare. Non c’è nessun mistero, nessuna natività. Saranno stati i ladri, i soliti maledetti ladri.

natale

Luca Di Ciaccio • 24 dicembre 2013


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