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Interno Marilyn

Quando si pensa ai volti dei divi o delle dive è come figurarsi un cimitero lunare, vengono in mente facce languide, trepidanti di luce, su schermi possibilmente in bianco e nero, ricordi di film magari mai visti ma di stelle intraviste anche solo per un minuto, o appena immaginate, incorniciate in poster seriali. Un cimitero da cui i divi e le dive del passato ci sorridono malinconici, eternamente meravigliosi, irraggiungibili e irrimediabilmente casti. Ogni tanto sui giornali viene fuori qualche pagina del diario segreto di Marilyn, qualche rivelazione sulla sua fine, degli scatti mai visti. Curiosità, boccette di profumo, foto giganti. Se fosse un film sarebbe un flashback. Ma a differenza dei film la vita è una sola e ci obbliga a essere solo una cosa, quella che gli altri pensano che noi siamo.

Una volta il grande Truman Capote intervistò Marilyn Monroe. Lei gli confidò: “Certe volte vorrei sapere quel che accadrà. Poi mi dico che è meglio di no. Ma ci sono due cose che mi piacerebbe sapere. Una è se riuscirò a dimagrire”. E l’altra? le chiede Capote. “E’ un segreto”. Poi lei immagina cosa avrebbe risposto se qualcuno gli avesse chiesto com’era davvero Marilyn Monroe? “Scommetto che diresti che ero una sciattona. Un banana split”. “Certo”, le fa credere lui.

Luca Di Ciaccio • 7 gennaio 2014


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