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I fiori e le torri

Piove da sei giorni e potrebbe piovere per altri sei. I nuovi grattacieli di Milano sono stati tirati sù dove prima c’erano dei terreni abbandonati, lasciati lì dal retrocedere di un chilometro della vecchia stazione, spesso riempiti dalle carovane degli spettacoli circensi. Sono uno affianco all’altro, una dozzina di torri possenti, acciaio e vetro e cemento. Vanno a ruba, pare, gli appartamenti lassù, nel “bosco verticale” ora avvolto dalla nebbia, e pensandoci ti verrebbe da andare a sbattere contro il palo di un lampione, maledicendo la vita agra che ti è toccata, come un Bianciardi qualsiasi, coltivando sogni dinamitardi. Non c’è più la bohème milanese, “pittori capelluti, ragazze dai piedi sporchi, fotografi affamati”. Più in là, forse, nell’ultimo quartiere di tendenza hipster, all’ombra delle gru, si potrebbero vedere ragazzi barbuti che vanno in giro in maniche corte come a Berlino con la neve e sotto zero sorseggiando “Latte” in bicchieroni di cartone.

Fiorisce un albero da solo, in mezzo agli altri alberi ancora secchi, davanti a un vecchio muro di palazzi di ringhiera, mentre dirimpetto si stende un futuro di berlinese angoscia, gru, vetro e grattacieli. Perfino gli alberi si fanno ingannare ogni anno di nuovo, confondono tutta questa pioggia e questo scirocco come fosse una primavera, per poi ritrovarsi di nuovo a sfiorire nella prima notte di gelata. Succede anche agli umani. Si fanno ingannare, pensano che questa sarà la volta buona, bruciano i tempi, replicano lo stesso gioco all’infinito. Oppure fanno solo finta di abboccare, sono consapevoli che la primavera che assomiglia a una speranza il più delle volte si rivela solo un falso allarme, ma ci provano lo stesso, perché ognuno è condannato a fiorire e non sempre ha la facoltà di decidere quando conviene farlo.

Sotto una piazza ancora senza storia la nuova Esselunga pare un rifugio antiatomico per proteggersi dall’angoscia del futuro. Il location manager della grande distribuzione deve averci visto giusto. Ci sono le orate in offerta, i ciclamini tutti in fila, il salvatempo per la spesa e gli sconti Prezzo Amico. Ci sono i designer vegani, gli assicuratori con la ventiquattrore che lavorano anche nel weekend, le sciure impellicciate che rovistano tra i Barbera, la escort russa appena uscita dal Virgin Sport & Fitness Center. Fuori il cielo è bianco come la polvere del gesso che si deposita sui bordini inferiori di una lavagna. Gli scheletri di alcuni grattacieli, che stanno per essere innalzati o forse non verranno mai finiti, stanno lì, come una promessa oppure un monito. Dev’essere bello passarci di notte, in macchina, l’effetto è come dire: qui si cambia, si va avanti nonostante tutto. E’ il fascino del futuro, dello sfruttare le nuove opportunità, del non affezionarsi troppo nella conservazione di vecchi ruderi, del tenersi in gioco. Ho visto in una foto: su quei cantieri, su quelle bestie che salgono nel cielo, un visionario designer aveva sistemato enormi numeri luminosi rossi. La 1, la 2, 3 eccetera, le torri che verranno, il domani che arriva.

milanonegozi

Luca Di Ciaccio • 14 febbraio 2014


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