Ludik

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È lei o non è lei

Tiro fuori il telefono dalla tasca, la batteria è quasi scarica, il sistema operativo mi dice che no, non è capace di amare. L’immaginazione sta solo un po’ più in là, più avanti di quel poco che serve per farsi raggiungere al più presto dalla cronaca, dalla scienza, dai desideri che ancora per poco ci fanno paura. Siamo capaci di confessare le nostre debolezze a uno sconosciuto in un social network e nascondere la nostra disperazione a tutti quelli che conosciamo da sempre. Siamo in grado di trasformare vite di sconosciuti in sistemi operativi senza corpi, che ci parlano, ci giudicano, ci osservano, senza parlarci veramente, e senza veramente osservarci. Poi, se ci va, mettiamo il telefono leggermente sopra la testa, facciamo una smorfia, un segno con le dita, scattiamo. Ciao, sono qui, come sto? Parlami di me.

Nel mondo insonne e illuminato dai bagliori di mille schermi, bisogna mostrarsi sempre altrove. Anche a quelli che non sanno riconoscere il tuo disagio o la tua gioia da un battito di ciglia, a quelli che non sanno immaginare il tremore delle tue paure. E poi bisogna aspettare che sopraggiunga la paura di non essere più riconosciuti veramente. La paura che quel battito di ciglia vada perso senza scampo, la paura di una solitudine affollata di cui non sappiamo che fare. Quella moltitudine che incontri sugli autobus, sui treni, nelle sale d’aspetto, passanti con uno sguardo che ti colpisce, volti chini sugli schermi dei loro smartphone, persi dentro altri mondi, con lampioni in agguato, intermezzi brevi di vita che puoi intuire ma che non puoi fermare, destini che si incrociano distratti, come quadratini dentro un app di incontri, distanze che si accorciano e si allungano, la potenziale persona della tua vita è a cento metri, cinquanta, zero, per poi tornare a crescere, fino a sparire chissà dove.

Poi ci sono giorni in cui esci dal cinema, il telefono è scarico, la pioggia ti lava la faccia, oppure saranno lacrime, giorni in cui per qualche motivo spegni la televisione o stacchi gli occhi da Facebook e ti guardi intorno sbattendo le palpebre, fai caso per una volta a tutta la luce che c’è. E come in una specie di Matrix vedi la trama sottile delle cose, tutto ciò che c’è sotto il codice della vita contemporanea, quello che si nasconde dietro le chiacchiere e le allucinazioni dei media e le vibrazioni del tuo telefono, vedi sotto a tutto questo e scorgi il profilo della tua vita nuda. La voce di lei.

Luca Di Ciaccio • 27 marzo 2014


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