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Purgatorio napoletano

Migliaia di crani allineati sopra interminabili file d’ossa. Come volumi di una biblioteca, che si snoda lungo corridoi di tufo, nelle viscere di una città che è un brulicante purgatorio d’anime. Le chiamano le pezzentelle, le piccole mendicanti. O, semplicemente, le capuzzelle, cioè le testoline. Ossa affilate, schegge di un passato ignoto rimbalzate nel presente. Il fiume carsico del paganesimo scorre sotto le strade dove i ragazzini sfrecciano sui motorini, le signore stendono i panni fuori dalle verande in alluminio anodizzato, i fruttivendoli che abitano nei palazzi della nobiltà decaduta sono ansiosi di partecipare al Grande Fratello come nel film, i ragazzi mettono le dita sui loro telefoni davanti alle porte di negozi vuoti, e una musica spudorata e dialettale arriva alle orecchie come una folata di vento. Tra le ossa spunta un rosario, dietro delle vertebre ricomposte c’è una bambola di pezza, accanto a un cranio qualcuno ha appoggiato un biglietto del Napoli. Questi corpi senza nome, usciti dalle fosse comuni degli appestati, affollano il cimitero delle Fontanelle, un ossario che insinua i suoi meandri sotto la collina di Capodimonte, nel popolare quartiere della Sanità.

La città di sotto è fatta di anime in pena quasi come la città di sopra, opere d’arte e treni che non arrivano, anime sofferenti e colpi di fortuna, motorini che sfrecciano e altarini di defunti nei vicoli come caduti di una guerra che nessuno vede. Si prega in modo da far uscire le anime imprigionate nel purgatorio dell’aldilà per avere uno sconto di pena o un benefit per il purgatorio del mondo di qua. In fondo non è altro che uno scambio di favori, di beni, di servizi. I seguaci delle capuzzelle dicono di ricevere in sogno l’anima di un defunto che racconta la propria storia e rivela quale sia il suo cranio. Nome e collocazione. Così, come guidati da un navigatore soprannaturale, i devoti vanno a colpo sicuro e individuano tra mille la testa da accudire. Oltre alle preghiere e all’accensione di lumini, il cranio viene meticolosamente pulito e lustrato con alcol e ovatta. Disinfettato, purificato. Ma alle anime viene chiesto di ricambiare. Concedendo grazie e favori, proprio come i santi. C’è chi chiede un lavoro, chi è in cerca di marito, chi vuole disperatamente un figlio, chi ha bisogno di trovar casa, chi vuole vincere al lotto. E soprattutto malati che domandano di essere guariti. La salvezza va guadagnata, le capuzzelle possono essere sfaticate o industriose, cocce di morto ripudiate o cape gloriose messe sull’altare, spiriti vendicativi o potenze tenute a bada. Le voci di dentro sono un’interferenza che rimbomba nella testa, mente i turisti premono i grilletti delle macchine fotografiche e un pezzo di tufo si stacca dal soffitto e precipita a terra. I fiori e i lumini sono ancora freschi. Si fugge via dalla pancia di Napoli, verso il mare,  solo per spalancare la bocca e respirare.

cimiteri

Avatar Luca Di Ciaccio • 9 Aprile 2014


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