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Ostberlin Mad Men

Bachelite e moquette. Tra i corridoi nei vecchi palazzoni berlinesi delle Stasi odori di vite rubate, passi che si perdono, una felpata e implacabile oppressione. Come nell’arredamento di un Mad Men di ispirazione sovietica, tra busti di Lenin e salottini in legno chiaro, poltrone di stoffa e televisori catodici di marca tuttavia occidentale, scrivanie per segretarie discrete e uomini grigi come la loro divisa. Decine di migliaia di impiegati, la burocrazia dello spionaggio dietro casermoni tutti uguali, inespressivi, le finestre come mille occhi. C’era una spia ogni sessanta abitanti della Germania Est, aggiungendo anche gli informatori occasionali c’era una spia ogni sei cittadini. Nelle teche de museo: pulsanti, matasse di fili elettrici, registratori, macchine fotografiche ossessivamente camuffate, in un bidone di benzina o in un tronco d’albero, o in un innaffiatoio da giardino. Là il potere che accerchia e distrugge le vite degli altri, qui gli altri che tentano di impossessarsi e distruggere le vite di chi un potere lo esercita.

Berlino Est, la Repubblica Democratica Tedesca, fino alla fine degli anni ottanta, pullulava di delatori. trecentomila, che riferivano a novantunomila agenti della Stasi, l’onnipresente polizia segreta che controllava con gelida e inutile follia le impaurite vite degli altri, di tutti, anche le più limpide e le più note, ancor prima che potessero essere sospettate, affinché diventassero sospette. Ai futuri agenti si insegnava che se dopo ore e ore di interrogatorio uno si arrabbia è innocente, se piagnucola è colpevole e diventerà un delatore. Chissà in quanti, dentro un esercito di funzionari, agenti, ricercatori chini sui nastri magnetici dove si incollavano sussurri e respiri, si sono accorti, poggiando l’orecchio a terra, della tempesta che stava covando, e che li avrebbe travolti. Ciò che appare scontato, rappreso, uniforme, può disfarsi e diventare altro, dalla stessa finestra che ogni mattina si apre stancamente sullo stesso paesaggio, improvvisamente qualcuno comincia a vedere un mondo nuovo. Anni dopo la caduta del muro, aperti al pubblico gli immensi archivi della Stasi con i milioni di faldoni sfuggiti alla distruzione, molti cittadini hanno scoperto finalmente di essere stati spiati, e chi allora li tradì, e chi invece li salvò. Altri non hanno preferito non sapere nulla, hanno voluto dimenticare.

Luca Di Ciaccio • 6 Maggio 2014


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