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Luna dark

Il luna park abbandonato è fatto apposta per le nostre foto, a cui sarà poi inserita la nostalgia come un effetto di post-produzione. Alla fortezza della nostra solitudine ci andiamo in visita guidata, anche se la guida parla in tedesco e allora non si capisce quanti e quali bambini di un tempo abbiano giocato in quel parco, e se è vero che il proprietario è scappato in Sudamerica carico di debiti e di montagna russe. Questa città ti riserva una dose di senso di colpa ad ogni angolo, pensavi mentre arrivavamo qui, alla ricerca di un posto che non stava più sulle cartine. Visti da qui, dormono teneramente i segni di noi, il divertimento trapassato a miglior vita, ricordi morti e ridicoli come anatre di plastica.

Un dinosauro accasciato come un vecchio contempla la ruota panoramica ferma da anni. Fermi così, in posa per le nostre foto, vinti e immobili, sembrano davvero noi, mentre aspettiamo che gli altri turisti si spostino, che luogo abbandonato è se loro non si tolgono dalla nostra inquadratura di sbieco. Le montagne russe sono diventate una palude. Un gatto coi baffi arcobaleno e le fauci spalancate sui binari fa paura adesso che nessun bambino urla più. Chi invece ha messo quel divano rosso sfondato proprio in mezzo alla piazza del finto villaggio, dove un tempo doveva esserci un enorme tendone da circo, ha capito bene che nulla più dell’abbandono ha una sua estetica. Guarda che sono io quello che mi somiglia, quello che si mette in posa davanti a un macchina gialla coi baffi, sopra binari mangiati dall’erba. Occhi neri di carbone di un pupazzo di un’infanzia abbandonata sono pronti per l’agguato. Attenzione, che il tramonto è alle tue spalle.

posti abbandonatispreepark

Luca Di Ciaccio • 12 Maggio 2014


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