Ludik

un blog

La piazza della bandiere perdute

Piazza San Giovanni è un posto strano, perché non è propriamente una piazza, piuttosto un’esplanade – direbbero i francesi – non è un posto dove ci si va apposta, in genere ci si passa in macchina per dirigersi verso altre mete, non ci sono quei bar con tavolini all’aperto che fanno tanto Roma, nessun romano si sognerebbe di dare appuntamento lì. E dove poi? A San Giovanni, dove per l’esattezza? Passi con la macchina, o dentro un autobus che fa un giro lunghissimo, lungo quelle strade che collegano parti della città che è come non avessero più niente da dirsi, e scruti il pratone davanti la basilica, stanno montando un palco, cosa sarà? Chi è stavolta che vuol farsi bello, che vuole mostrarsi forte, perché in quella piazza ci si va alla fine per quello, per dire eccoci, siamo tanti, forse siamo tutti, intanto siamo qui.

Piazza San Giovanni, come ha scritto Mario Lavia su Europa, “non si sa perché ma evoca come una tristezza, un sentore di brutto tempo in arrivo, un sentirsi in ritardo e male vestiti”. Forse è per via di quella grande porta, oltre la quale comincia una città enorme, inafferrabile, che fa pensare alla durezza del vivere in una giungla, davanti negozi con le serrande che si abbassano, dove oggigiorno la rabbia ha più clienti della speranza. La basilica troneggia, fortissima, domina la prospettiva. Una volta il palco dei comizi lo mettevano sotto il sagrato, adesso di solito è di sbieco, spesso un po’ in mezzo al gigantesco piazzale, per far vedere che è comunque gremito. Leader sindacali o tribuni populisti, berlusconiani e comunisti anche post, politici in ascesa di opposizione o di maggioranza, intellettuali impegnati o presentatori di concertoni, chiunque si trovi su quel palco non resiste alla tentazione del primato della folla, e da lì sembra sempre di essere seicentomila, ottocentomila, e poi un milione, forse ancora di più. Ma spesso le fotografie ingannano, così come i confronti fra passato e presente. In realtà gli esperti hanno accertato che piazza San Giovanni, stracolma, ospita al massimo 150mila individui. Ma per tanta gente quella non era una piazza, era la piazza, dove le grandi battaglie si annunciavano, i trionfi si magnificavano, i funerali si celebravano. A quelli di Berlinguer, raccontava chi c’era stato, la folla era davvero immensa, tracimava ovunque, oltre la porte, lungo via Merulana, fin verso Santa Croce.

Le grandi manifestazioni, a ricordarle da lontano, sembrano tutte uguali, oppure si confondono negli anni, nella roulette di illusioni e disillusioni, nei faccioni dei leader che amavamo oppure odiavamo, della storia che siamo noi ma non la riconosciamo più allo specchio. Ma la piazza resta lì, con l’antichissima basilica, il grande prato, i semafori, gli autobus che sbuffano e la gente che anche stasera si affretta, ognuno arrabbiato per conto suo, deluso da troppo tempo e da tante bandiere che ormai non hanno più colore.

Avatar Luca Di Ciaccio • 23 Maggio 2014


Previous Post

Next Post