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La Grecia per noi

La Grecia per noi è un’idea come un’altra si potrebbe dire, parafrasando la famosa canzone per quelli che stanno in fondo all’Europa, così quando sento che la Grecia è la culla dell’Occidente, più che pensare agli antichi, mi torna in mente l’estate, ma un’idea azzurra e purissima d’estate, macchiata di tamerici e polvere sollevata dai motorini, tramonti illuminati, polipi stesi al sole e case bianchissime. Anche se uno è andato in Grecia per la prima volta tardissimo, come me, è sempre quella la Grecia che ha in mente, e dunque quella che si va a cercare perché il nostro immaginario ormai è come gli indici della borsa valori, si nutre di profezie che si autoavverano per il solo fatto di averci creduto. La Grecia che odora di sud, di pigrizia, di conti in disordine, specchio solo un po’ più deforme dei nostri vizi e delle nostre debolezze, stessa razza stessa faccia, la Grecia di chi cita Aristotele e Platone per dimostrare di aver fatto a pieni voti il liceo, come fosse in gita dopo il diploma, e in fondo cos’era quello di domenica sull’euro se non un grande referendum tra chi ha fatto il classico e chi ha fatto ragioneria, e cos’è l’Unione Europea oggi se non una classe riottosa che una professoressa severa prova a bacchettare e tenere insieme, e noialtri al penultimo banco.

Bisognerebbe compilare un vocabolario tedesco-greco (o europeo del nord-europeo mediterraneo)” scriveva Adriano Sofri qualche giorno fa su Repubblica. “Per esempio. AUSTERITA’: s.f., ricatto, umiliazione. RIGORE: s.m., impoverimento, affamamento. REGOLE (rispetto delle): f.pl., punizione, terra bruciata. DEBITO: s.m., cappio. DEBITO (ristrutturazione del): dignità, resistenza. TROIKA (memorandum della): strozzinaggio. RICETTA: s.f., uccide la crescita. COMPITI (a casa): rapina ai pensionati. Oppure, viceversa. COMPITI (a casa): prima farli, poi nominare la crescita. ODISSEO: n.p., astuzia levantina. MONETA: s.f., con la M. non si scherza. PROROGA: s.f., cavallo di Troia. EUROPA (ratto di): è stato tanto tempo fa. CRESCITA: s.f., bandiera populista, vedi Compiti a casa. DECRESCITA: vedi Crescita. SCADENZA: s.f., vedi ULTIMATUM. ULTIMATUM:, s.m., vedi SCADENZA. E così via”.

Le parole ci sfuggono di mano e i concetti anche. Pur avendo abbandonato da tempo le caverne cerchiamo ancora di ragionare intravedendo le ombre che ci arrivano da fuori. La Grecia è troppo chiara, è come il cielo azzurro dei nostri sogni, ci dà l’illusione che ogni cosa, anche la più complessa, sia leggibile e nitida, come una foto scattata con l’iPhone. Come nelle vacanze sulle isole dell’Egeo tutto ci appare più semplice, anche la crisi dei debiti tra Stati è come io quando ti ho prestato quei cento euro e tu che non me li hai più ridati. Ma è questa semplificazione la vera nebbia che ci unisce tutti, l’idea che “non ci sono problemi complessi ma solo complotti”, e banchieri e debitori, scie chimiche e plutocrati, piccoli Davide e grandi Golia. Esistono almeno ventotto grecie così come esistono almeno ventotto germanie, una per ogni paese dell’Unione Europea, ognuna diversa dall’altra, e se provassero a leggersi nei giornali e nelle chiacchiere altrui difficilmente si riconoscerebbero. E però chissà se falliva il Portogallo però come avremmo fatto a riempire tutte queste parole solo con un po’ di saudade: occorre fare viaggi in paesi a rischio insolvenza, si spende meno – dicono – e si fa scorta di luoghi comuni.

Luca Di Ciaccio • 9 luglio 2015


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