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Il guardiano del Cupolone

Ci sono omini piccoli piccoli chiusi in un cubicolo al centro del mondo, postazioni di lavoro che non sai se invidiare o compatire. Se all’ingresso del paradiso ci fosse davvero San Pietro con le chiavi in mano, marmoreo e severo come quello in cima alla basilica più famosa, pronto a scrutarci in fila coi nostri peccati col cenno di un occhio come un buttafuori berlinese, allora dietro di lui ci dovrebbe stare – di diritto, forse perché aveva qualche santo in paradiso pure lui – un guardiano nel suo cubicolo, con un occhio al giornale e un altro alla folla di increduli che si guardano attorno con l’aria estasiata oppure sospetta di chi è sulla cima del mondo, pronto a metterci un timbro per accreditarci nel regno dei cieli – tutti in fila e state boni, senza disordini, la prenotazione online tanto ce l’avete, no? – alle spalle dell’esercito dei santi, e del panorama di quella città brulicante che sarà il purgatorio che vi meritate prima di salire quassù, sopra il cupolone, otto euro con ascensore, sei euro senza.

Chissà se serve un concorso per stare lassù, per scrutare potenziali malintenzionati e terroristi, turisti distratti o aspiranti miracolati, pellegrini freschi di indulgenza giubilare, fotografi troppo curiosi. Magari vuoi fare la guardia svizzera e se va male ti mandano quassù. Ogni tanto succede che qualcuno passa la notte arrampicato su una specie di guglia, poi si cala giù armato di funi, acqua, vettovaglie e striscioni contro qualche grande questione che finisce per apparire ridicola al confronto di tutto quello sforzo, poi comincia a negoziare via telefonino e scatta foto bellissime. L’ultima volta i preti si sono scocciati e prima di rilasciarlo l’hanno sbattuto in carcere. Delegata per lo più a Sorella Transenna adesso la sicurezza appare discreta e chissà se la no fly zone vale anche per i gabbiani che si posano sulle statue di marmo in attesa di addentare qualche povera colomba papale. D’altra parte sono tempi in cui la santità si nasconde e allergica com’è ai riflettori va cercata semmai col lumicino. Sembra più largo ancora da qui l’abbraccio della piazza, proprio ora che laggiù tra le colonne di marmo sono tornati a passare la notte mendicanti, senzatetto, nomadi, derelitti. Sono ombre, corpi, sofferenze, bisogni, insomma i poveri. Guardano anche loro il Cupolone prima di addormentarsi, l’unico che in mezzo alle sospettose nuvole nere che gravano sulla piazza non perde il contegno e forse nemmeno la speranza, il solo monumento romano non ancora diventato rovina.

Avatar Luca Di Ciaccio • 24 Dicembre 2015


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