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Anime del purgatorio

Rassicurante è l’esistenza del purgatorio, specchio fedele della vita terrena, ben più di paradisi e inferni troppo schematici, troppo ambiziosi. Non poteva che stare a Roma, un po’ nascosto tra ombre di sommi cupoloni e ridondanti palazzacci di giustizia, il piccolo museo delle anime del purgatorio, dentro una chiesetta che sembra un duomo di Milano in miniatura, atterrato come un souvenir fuori posto, steso una bancarella addosso alle rive del Tevere, pronto a essere infagottato e portato via al primo fischio. Accanto alla sagrestia, in una stanzetta che sembra una sala d’aspetto, sta il Piccolo Museo delle Anime del Purgatorio, fondato nel 1897 da padre Vittore Jouet, missionario marsigliese, dopo che l’ombra di un volto sofferente apparve sul muro annerito da un incendio nella chiesa ancora in costruzione. Come fossero in una specie di autogrill non ancora celeste sull’autostrada della salvezza, altre anime in pena si sono affollate tra i cimeli ora esposti in una bacheca di vetro, alluminio e plastica bucherellata, di quelle un po’ datate, da centro parrocchiale o ufficio anagrafe di provincia. Angosciante è il contenuto, disperazioni d’aldilà che sembrano romanzi di vite infelici, messaggi in bottiglia e atti d’accusa, dita che scottano, segni sulla pelle di chi resta, camice da notte e banconote. Impronte di fuoco in cambio di qualche preghiera, un suffragio, un rimpianto da espiare, una richiesta di perdono. Com’è aperto il cielo di Roma tornando fuori dal buio di questo falso duomo, ma tutti gli angeli dei ponti se ne sono andati, lasciandoci in questa città che brulica di gabbiani e anime del purgatorio.

Luca Di Ciaccio • 26 giugno 2016


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