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Nuvole di preti

L’arcivescovo nuovo ha la faccia da sergente dei marines, i capelli pure, l’aria di uno con poche ciance, poca fuffa, poca posa aristocratica. Ma nella foto non si vede, c’è solo questa nuvola bianca di preti che cammina per le via della Gaeta medievale, tonache che svolazzano sopra il basolato nero borbonico, sotto i castelli che furono carceri, in mezzo alla chiese chiuse e abbandonate senza nemmeno un’estrema unzione, e sono tutti uomini, qualcuno straniero, giovani e vecchi, pacificamente sorridenti oppure maliziosamente ghignanti e infine serissimi, tra un pennacchio dei carabinieri e una fascia tricolore. Si sforzano i preti di avere la stessa faccia del paese che li circonda, ma non ci riescono del tutto, e se si pensa alla fatica che fa il papa per aprire le porte e invocare un po’ più di misericordia forse è un peccato, e se si pensa a certi preti, così chiusi e sicuri nella bolla di incensi da spargere e di peccati da condannare, è invece un sollievo. Chissà, forse la chiesa ha davvero, proprio come dice un mio amico prete, tutti i preti adatti a questa nostra strana Italia che è il concentrato di tutte le libertà, di tutti gli azzardi, di tutte le generosità e di tutte le cattiverie. Come i sindaci che, a corto di idee e di progetti veri, si inventano rotatorie con fontane luminose e belle piste ciclabili che non portano da nessuna parte, pure i preti di provincia adesso si inventano feste e ricorrenze, portano santi e madonne in tournée come vecchie rockstar in cerca di rilancio, e poi – uguali a tutti noi – ammiccano sui social network, e qualcuno più furbo si prende pure in giro da solo, smontando quelle critiche perfide che spesso sono solo reclami di attenzione.

Il vecchio arcivescovo, sicuro di sé e non molto amato se ne sta un passo indietro. Lui, l’abate mandato via dalla nobilissima abbazia un attimo prima che esplodessero gli scandali di soldi e di letto, rifugiato in un albergo di suorine a quattro stelle con vista mare già prescelto anche per la pensione, dava l’impressione di sentirsi come un principe con un regno non alla sua altezza. Chissà come funzionerà questa scelta del papa di scegliere vescovi che non lo erano mai stati, cambiando d’abito i parroci e pian piano cambiando d’abito le chiese che vanno a governare. Questo qui appena arrivato sembra simpatico e alla mano, ma tanto che importa: quel corteo di abiti talari sembra quasi una rievocazione in costume di tempi che furono, e per fortuna – o qualcuno dice purtroppo – il mondo va da un’altra parte, lontano dalle vecchie fortezze decadute, dalla cattedrali inutilmente restaurate.

Avatar Luca Di Ciaccio • 10 Luglio 2016


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