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I sette pianeti

Sette mondi, sette pianeti appena scoperti ma io non saprei che farmene. La terra, la Prenestina, il pavimento di casa, il corridoio dell’ospedale, la macchina che passa veloce come un’astronave e da cui arriva una ventata di musica elettronica, la webcam accesa in piena notte, sono tutti posti in cui già sto tante volte senza starci. Baratterei volentieri quaranta milioni di anni luce per dieci estati passate in campagna con i miei nonni, mia madre e mio padre. Passa il tempo qui sulla terra e invecchia chiunque, anche i cantanti, ed è inutile proteggersi dalle radiazioni dei telefonini, dagli squilli fantasma che te li fa tirare fuori dalla tasca sperando o temendo una chiamata, un messaggio, e invece niente. Siamo già adesso troppi pianeti per un solo mondo, e c’è chi ogni notte per raggiungere il suo affonda in mare sopra razzi fatti di quattro tavole di legno che imbarcano acqua e preghiere. Arriveranno sette pianeti in più e neanche in uno ci sarà la cura per convivere in un condominio, per amarsi dopo essersi lasciati, per provare gratitudine verso chi non te la chiede. All’ingegnere aerospaziale che sta nei cieli chiediamo solo linee internet più efficienti, per guardare la nostra faccia e ascoltare la nostra voce in maniera sempre più veloce, sempre più nitida. Sette pianeti, ma a che servono se non hanno nuvole per immagazzinare i nostri dati. “Ci incrociamo ogni tanto in macchina sulla via lattea”, oppure “ci incontriamo al terminal dove partono aerei per un pianeta senza acqua e senza vita di provincia”, dice una canzone. Ci vorrebbe una notte limpida per vedere molte più stelle delle solite.

Luca Di Ciaccio • 26 febbraio 2017


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