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La promessa

Avanza il giovane leader, camminando nella notte illuminata dai fari delle televisioni e dalla piramide di vetro al centro del centro della capitale della nazione. Era stato proprio lui, il neoeletto, con quella faccia sveglia e affascinante da re bambino, a dichiarare qualche tempo addietro ai giornalisti che gli rivolgevano domande sul suo programma che “è un errore pensare che il programma sia il cuore di una campagna elettorale… La politica è qualcosa di mistico, è stile, è magia… Come si acquista potere carismatico? Con un insieme di cose affascinanti e di cose intellettuali”. Tutti gli uomini e le donne che entrano in politica e che si candidano al governo incarnano una promessa. Sono promesse che camminano. E sempre di più la promessa non è qualcosa di specifico: abolire una tassa, creare un milione di posti di lavoro, approvare una legge, andare sulla luna. La promessa è ognuno di loro, vive di vita propria, si specchia nei sogni e talvolta nella rabbia di chi si trova davanti. E ogni leader deve promettere il cambiamento sapendo benissimo di non poter cambiare granché, glielo impediranno i mercati finanziari, glielo impedirà la globalizzazione neoliberale, glielo impediranno i giudici e i contropoteri dello Stato, o forse – ma nessuno può dirlo – glielo impediranno gli stessi cittadini che ora sembrano affidarsi a lui. L’uomo che era una promessa diventa come uno di quei giochi a molla che quando lo carichi comincia a girare su sé stesso senza che nessuno riesca a cambiarne direzione.

“Il leader deve essere e rimanere una promessa, se intende conservare il potere, proprio quando l’esercizio del potere lo condanna a non mantenere la promessa” scrive Christian Salmon. Una volta al potere bisogna restare una promessa, continuare a dire alla gente che questo paese è magnifico, ricco di talenti e risorse immense, ma pieno di sbarramenti e chiavistelli. Basterebbe farli saltare tutti, oppure non riuscirci e allora trovarne sempre di nuovi. Anche se poi arriva il giorno che chi promette il cambiamento politico se lo vede respingere proprio da quei cittadini a cui era destinato, e allora il pericolo è che in lui subentri una sorta di rassegnato sadismo, di vada come vada, quasi a voler dire: in fondo questo vi meritate. Oggi che vedo il giovane leader di un altro paese avanzare nelle luci della notte spero che magari almeno a loro stavolta andrà meglio.

Luca Di Ciaccio • 10 maggio 2017


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