Ludik

un blog

La fabbrica dei giornali

Andiamo di notte alla vecchia fabbrica dei giornali, in quella terra di promesse non mantenute che è la periferia tiburtina di Roma, lì dove sarebbero dovuti sorgere poli tecnologici, riconversione futuribili di ex industrie, addirittura quella Tiburtina Valley che, si pensava seriamente, dovesse diventare qualche anno fa la Silicon Valley romana, ma adesso l’hanno spostata ‘sta Silicon, pare. Di certo la fabbrica dei giornali – precisamente della Repubblica e della Stampa con tutto il gruppo Espresso ora allargato e rinominato Gedi – è più introvabile di un’edicola al giorno d’oggi ed è visitata come un reperto urbano di un’epoca passata, proprio con la visita guidata dell’organizzazione Open House Roma, pochi posti velocemente prenotati perlopiù da nativi tipografici nostalgici, quelli che ancora oggi possono farsi sfuggire di fronte all’amica che gli dice una notizia “ma come, stamattina sul giornale non c’era” (è accaduto davvero).

La tipografia è in realtà moderna e molto tecnologica, perfino il classico odore di inchiostro (così romantico e così tossico, come tutte le nostre madeleines industriali) non è così invadente come si pensava. I fogli di giornale che al termine della notte arriveranno nelle superstite edicole della capitale e dell’Italia centrale scorrono via sulle rotative, che nessuno fermerà per una notizia sconvolgente dell’ultima ora perché farlo – ci spiegano – costerebbe troppo. Ma il senso delle rotative che ruotano, delle presse che pressano, dei caratteri che si stampano sulla pagina, nero su bianco, si perde come lacrime ovviamente d’inchiostro nella pioggia. Humphrey Bogart (“è la stampa, bellezza, e tu non ci puoi far niente”, anno 1952) è morto e pure i furgoni che partono nella notte dal parcheggio della tipografia, per raggiungere prima dell’alba le edicole di città e paesi pure i più sperduti, arrancano e sono sempre meno. Una volta Roberto Benigni, ospite in un programma televisivo che parlava di cinema, disse che “celebrare il cinema in tv è un po’ come fare la festa del maiale in mattatoio”. E forse pure io a parlare online di tipografie e di giornali di carta sembrerò ugualmente un controsenso fatto e stampato. 

Avatar Luca Di Ciaccio • 15 Maggio 2018


Previous Post

Next Post