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L’ora migliore

Su una spiaggia bellissima che però si chiama chissà perché Cala Fetente, forse a ricordare che nella terra di Puglia tutto ciò che ora ci appare meraviglioso nasconde sempre un qualcosa di ferino. Camminando al tramonto, nella stanchezza nullafacente di una domenica estiva che avanza con lo zaino e l’asciugamano in spalla dentro un tramonto lento, sfumato. Su una duna, contenuta da un muretto a secco, in mezzo a un cespuglio, vedo una sedia sfondata, una sedia da banco di scuola, con lo schienale in legno ancora al suo posto e le gambe arrugginite. Guarda dritto, la sedia, verso il mare. Comunque ci sia finita lì una sedia, più che un rifiuto sembra un invito. Un invito a fermarsi, a guardare, a godere dell’ora migliore. In tutte le foto che ho scattato in Puglia, in questa mia vacanza improvvisata dopo mesi faticosi, c’è una volontà di fermarsi nell’ora migliore, di assaporare il momento in cui la giornata ha ancora abbastanza colori, che sia in una piazza, tra anziani che parlano di ricordi davanti a un circolo che si chiama Futuro, o in mezzo a un nugolo di ragazzini che in piazza del Ferrarese a Bari Vecchia aspettano col naso all’insù che quel pallone calciato forte torni indietro, negli uomini e donne a mollo nell’acqua del mare piatta come la piazza del paese, o negli sguardi degli occhi e dei telefonini catturati dall’attesa che la luminarie di Santa Domenica si accendano tutte insieme come un fuoco che illumini la notte. Con una gioia e insieme una ferocia che sta in agguato, per fortuna, dietro ogni possibile riduzione di una terra a cartolina.

Avatar Luca Di Ciaccio • 15 Luglio 2018


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