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Si sente vecchio?

In una della sue ultime interviste a Bernardo Bertolucci viene chiesto: si sente vecchio? E lui, rievocando Ultimo tango a Parigi, risponde: «Lo sa anche lei. Il tempo non esiste. Sono vecchio davanti all’insondabile mistero degli smartphone. Sono vecchio come allora, diciamo la verità, mi appariva Brando. Mi sentivo più vicino a Maria Schneider e a Léaud e invece, da dove lo guardo oggi, Marlon mi sembra giovane e incredibilmente attraente. È l’ultima volta che lo è». E allora alla fine l’intervistatore gli chiede: cosa pensa rimanga di Ultimo tango, oggi? «Il 99 per cento dei giovani non sa neanche cosa sia Ultimo tango a Parigi e molti di loro non conoscono Marlon Brando. Penso che come noi, se volevamo indicare qualcosa di vecchiotto e polveroso, dicevamo “è ottocentesco”, forse i ragazzi di oggi dicono di noi che siamo “novecenteschi”. E in quel giudizio, nel ‘900, ci siamo noi. Così eravamo».

E noi, e io, siamo vecchi che ormai usiamo le morti altrui per tirare fuori i nostri ricordi personali? Tutti quei film visti in oscure sale cinema o in collezioni fuori mercato di videocassette abbassando le persiane del salotto di casa, tutti quei libri sgualciti ritrovati in biblioteche o sulle bancarelle, tutte quelle musiche che pensavamo fissate per sempre su supporti ormai inutilizzabili. Eravamo novecenteschi a novecento appena finito, solo con l’alibi di essere ancora troppo giovani per distinguere un’alba da un tramonto. Di certo vedevo i film di Bertolucci intuendo, nella nebbia della pianura o nella claustrofobia di un appartamento o in imperi lontani, un mondo che dovevo ancora conquistare, province diverse dalle quali fuggire mentre desideravo solo metropoli, solo indistinte rivolte, mentre come un fesso di vent’anni provavo nostalgia per anni mai vissuti invece di vivere a fondo i miei.

E chi ha amato tutta quell’arte novecentesca vedendola scomparire all’orizzonte, come si può amare un treno in partenza alla stazione, oggi fatica a conciliare lo sguardo di un tempo con quello di oggi. Anche Marlon Brando e Maria Schneider, dentro quella scena che tutti sanno di desiderio e di dolore, ci sembrano ombre irraggiungibili, impossibile ostinarsi a non voler distinguere la vittima e il carnefice nei pensieri di oggi, troppo facile sovrapporre i reazionari che mezzo secolo fa chiedevano il rogo di un film con i rivoluzionari che oggi di quello stesso film ne vorrebbero dannata la memoria. Non è più il tempo di fare a meno del mondo fuori confinandosi in una cascina, in un appartamento, in un cinema buio, in un’ideologia o in un secolo preciso.

Luca Di Ciaccio • 28 novembre 2018


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