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Arcore non si comanda

Villa San Martino, località Arcore, provincia di Monza e Brianza, 25 km dal centro di Milano, è una scatola di incanti modernissimi e ombre antiche. Un ex convento benedettino poi convertito in sontuosa villa aristocratica, che negli anni settanta del novecento, anche a seguito di oscuri eventi di cronaca nera, fu messa in vendita a prezzi stracciati. E da residenza dei Casati Stampa divenne residenza di Silvio Berlusconi: erano annessi una pinacoteca, una biblioteca curata da Marcello Dell’Utri e un grande parco curato dallo stalliere Vittorio Mangano. Con gli anni nel vasto giardino si aggiunse un mausoleo funerario ricco di simboli esoterici, progettato dallo scultore Pietro Cascella. Nei sotterranei alcune cronache giudiziarie favoleggiavano di stanze dove ogni desiderio era consentito. La si immaginava – la villa di Arcore – immersa in un isolamento bucolico invece eccola lì, in fondo allo stradone cittadino di piccoli condomini e medie villette. Alle sue spalle troneggia la fabbrica di prosciutti che il dirimpettaio rese famosa con le pubblicità sulle sue televisioni.

Arcore è il fondale di un’ascesa, la scansione di una serie di soprannomi: prima il “Berlusca”, detto con ironia lombarda, poi il “Dottore”, poi il “Cavaliere”, infine prima con deferenza e oggi quasi con malcelata malinconia il “Presidente”. Qui dentro il suo proprietario ha conosciuto il lato oscuro della (propria) forza e ha imparato ad esercitarlo. In quelle stanze, nei racconti di chi c’è stato, si immagina la sequenza di stanze immerse nel silenzio e nella penombra, divani fioriti, tappeti persiani, paesaggi a olio, vassoi d’argento carichi di bon bon, taccuini bianchi e pennarelli neri, accanto ad ogni telefono, in ogni stanza. Lì dove il tempo non si inceppa mai, la temperatura è costante, la luce è modificabile a piacere su tonalità calde, le distanze sono raggiungibili da un sedile a una poltrona. Ciò che gli manca lo immagina, ciò che vuole lo compra, ciò che desidera si avvera sempre. Il mondo vero, quello dove piove e la gente cammina, sta fuori, passa qui davanti e nemmeno ci fa più caso. È già un mausoleo.

Avatar Luca Di Ciaccio • 27 Febbraio 2019


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