Ludik

un blog

Greta Thunberg

Alla fermata dei tram di Porta Maggiore, tra il solito groviglio di corpi inscatolati in direzione del centro, intravedo i bambini del Friday For Future, con le maestre al seguito, corrono con in mano i loro cartelli. “Ogni vostra scelta ha conseguenze sul nostro futuro!” sta scritto su uno tenuto in mano da una ragazzina. Aspettano anche loro un tram su cui salire per andare a quella che per molti di loro sarà probabilmente la prima manifestazione della vita. I più cinici tra noi li guardano e già temono che dopo una mattinata alle prese coi mezzi pubblici romani non desidereranno altro che un suv diesel appena maggiorenni. Altri di noi non alzano lo sguardo dai cellulari, mentre compulsiamo come oroscopi i catastrofici bollettini quotidiani dell’app del meteo, si annuncia la Siberia se cade un fiocco di neve, il Sahel se non piove da due giorni. Il clima sembra non interessarci molto, ma controllare le “perturbazioni sparse” sulla nostra gita del weekend è ormai una necessità irrinunciabile.

Siamo diventati adulti avvolgendoci ogni giorno di più nella nostra coperta di inerzie ed abitudini, accettando che nulla è essenziale e che tutto cambia, e questo piano piano ci ha svuotati della forza e della voglia di cominciare una battaglia. In fondo, pensavamo, anche domani sorgerà il sole. Nutriamo tuttavia un certo fascino per la fine, l’apocalisse. Siamo sedotti dalla tragedia suprema perché rende prevedibili le minacce pendenti a mezz’aria, dà un nome alla nostra mortalità, un senso alle nostre fobie, l’ansia dell’incertezza svanisce. In fondo, voleva dire questo diventare adulti, no? Cercare di tirare avanti ignorando o evitando di riconoscere alcuni fatti inquietanti che sappiamo essere veri. Non farsi risucchiare dalle paure e dalle ipocondrie. Siamo come i coniugi di un matrimonio che sta andando a rotoli, siamo come napoletani sull’orlo del vulcano, siamo come politici navigati che lancerebbero schede elettorali ai sedicenni rompiscatole come fossero brioches dalla finestra di una Versailles arredata Ikea.

E però questo è uno di quei giorni che vorrei avere sedici anni per non andare a scuola oppure cambiare il mondo. Desiderare ogni tanto di riavere sedici anni è, a tutti gli effetti, una cosa che non penseresti mai di pensare mentre hai sedici anni. Quando appena un anno fa era sola su un marciapiede davanti un parlamento in Nord Europa, la sedicenne Greta Thunberg era già nel futuro. I passanti non guardavano lei, era lei che guardava i passanti. Osservavamo all’orizzonte la nave inclinarsi verso l’affondamento, annuendo distratti, prima di accorgerci che a colare a picco eravamo noi sulla terraferma. E pensare che alla loro età noi scioperavamo per far accendere i termosifoni a scuola.

Avatar Luca Di Ciaccio • 27 Settembre 2019


Previous Post

Next Post