Ludik

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Visibili e invisibili

Scendo a prendere una boccata d’aria, con la scusa di buttare l’immondizia. I negozi sono chiusi, le macchine non passano, i marciapiedi sono vuoti, una luce si muove per me. Quale mondiale stiamo giocando che sono spuntate tutte queste bandiere italiane ai balconi? Il nastro d’asfalto che laggiù porta verso la tangenziale è una rampa vuota verso il cielo. L’aria pulita non attraversava da decenni certe strade. Passa ogni tanto una macchina dei Carabinieri o della Polizia. Tutte le persone visibili sono scomparse, restano a casa come giustamente gli dicono di fare il governo, il buonsenso e la televisione. E così all’improvviso vediamo gli invisibili. Sono quelli che scansavamo, quelli davanti a cui passavamo oltre, quelli che erano ombre in mezzo alla folla e ora che la folla è svanita non sanno dove andare o non hanno una casa in cui stare. Ce n’è uno che prende a calci una cassa di plastica da solo, rimbombando nel silenzio. Un altro stamattina provocava e spintonava le persone in fila al supermercato. Un altro ieri ballava ubriaco mentre dai balconi risuonava l’inno nazionale, poi all’improvviso prendeva a calci una serranda. Ma fanno più paura quelli che al caldo delle loro case, affacciati agli schermi, cercano capri espiatori a tutti i costi, che siano migranti o fuorisede meridionali, giovani con lo spritz o vecchietti col carrellino, runners o cinesi, ricercatori o servizi segreti. C’è chi dice che l’umanità si risveglierà rinnovata e solidale da questo incubo collettivo. Sarà. L’altro ieri sotto casa mia, durante il momento di solidarietà patriottica delle ore 18 con colonna sonora di Goffredo Mameli e Rino Gaetano, è scoppiata una rissa tra due signore, una madre di famiglia scesa dal terzo piano e una donna che puliva la sua macchina nel piazzale. Non si è capito il movente, io ho ipotizzato, ma era solo un mio desiderio di sceneggiatura, una resa dei conti tra moglie e amante, entrambe esasperate dalla quarantena del marito. A un certo punto da una è partito uno sputo in faccia verso l’altra ‬(“Ti sputo in faccia!” nel 2020 è come “Allah Akbar!” negli anni zero oppure “Ho una siringa infetta!” negli anni ottanta). Poi è arrivata la Polizia, con mascherine e rassegnazione. Beati noi che possiamo permetterci di sentirci cambiati, purificati, forse perfino migliorati dalle tragedie collettive, guardandoci allo specchio.

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Avatar Luca Di Ciaccio • 17 Marzo 2020


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