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	<title>Ludik - di Luca Di Ciaccio</title>
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	<description>Diario online di Luca Di Ciaccio. Offre articoli e riflessioni personali su questioni di attualità.</description>
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		<title>Una rinuncia al giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo dentro fino al collo, come gente che sta annegando in un mare che gli sembrava tranquillo e a cui ora mentre annaspa qualcuno tenta di lanciare un manuale<span id="more-7413"></span> che gli spieghi come imparare a nuotare, come gente che lavora molto e non sa se lo stipendio la farà arrivare alla fine del mese, e non ha tempo per pensare al prossimo stipendio, o al prossimo lavoro. Ci siamo dentro fino al collo, e non tutti i dettagli da tecnici ci sono chiari, e non riusciamo a stare dietro alle prime pagine sulle crisi economica e sulla riforma del lavoro e su quella delle pensioni, e a tutti gli schemini nelle pagine interne, però ci sembra di capire che la spiegazione di tutto, alla fine sia abbastanza semplice, e poco confortante.</p>
<p>Nel senso che, vista da chi non ha molte competenze tecniche oltre al suo banalissimo sguardo curioso, la crisi economica appare niente di più che che una redistribuzione su scala planetaria delle ricchezze del pianeta. Quelle ricchezze che prima ci godevamo noi, al riparo dei nostri diritti socialdemocratici e delle nostre case, e che a un certo punto anche altri hanno cominciato a pretendere. Noi, nel senso di noi italiani, noi europei, noi occidentali, noi che eravamo nel G7 prima e nel G8 dopo. Le quali G però si stanno nel frattempo parecchio affollando (e sono diventati G20, infatti) mentre le ricchezze planetarie, essendo il pianeta terra una palla limitata, rimangono, nella sostanza, sempre le stesse. Si sono aggiunti man mano i cinesi che avevano imparato la lezione, gli africani affollati sui barconi diretti verso le nostre coste, i sudamericani che si sono rimessi a nazionalizzare le cose loro. Ognuno vuole il suo pezzetto, anche se la torta è sempre quella e noialtri c&#8217;eravamo già spazzolati molti ingredienti in dispensa. <a href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.it/2012/03/la-rinuncia-di-oggi.html" target="_blank">Come scrive lui</a>, &#8220;gli altri reclamano e pretendono un po&#8217; della ricchezza del pianeta anche per loro, e noi, volenti o nolenti, gliela dobbiamo dare, perché loro sono tanti e producono merci molto più a buon mercato di noi, e quindi non c&#8217;è nulla da fare. E quindi dobbiamo risparmiare&#8221;.</p>
<p>Noi che della torta prendevamo la fetta più grossa adesso questa cosa la chiamiamo &#8220;crisi&#8221; e questi che ci vengono imposti li chiamiamo &#8220;sacrifici&#8221;, sotto sotto sperando che la crisi sia una fase transitoria che ci porti verso una ripresa e i sacrifici siano il passaggio necessario per ottenere in futuro di più e di meglio. Ma sappiamo alla fine che stavolta non è così. E allora c&#8217;è chi taglia dove può, come un ragioniere disperato, chi delocalizza le sue cose, scontentando tutti tranne se stesso, c&#8217;è chi semplicemente non ce la fa, sparando o sparandosi, smentendo la consolazione nazionale per cui tutto alla fine s&#8217;aggiusta, invece no, e c&#8217;è chi insegue gli esattori come fossero gli untori, i diffusori  delle tasse e della povertà. Stiamo rinunciando al superfluo insomma, come si fa nelle migliori famiglie, e abbiamo deciso che una cosa che rendeva poco e costava troppo doveva essere &#8211; per forza &#8211; lo Stato Sociale, o per quelli che sanno parlare bene le lingue, il Welfare. E così si prova piano piano a seppellire, come una vecchia prozia, le conquiste sociali del Novecento, la pensione e le ferie pagate, lo statuto dei lavoratori e i servizi pubblici. Abbiamo deciso così, o almeno lo hanno deciso i nostri governanti, quelli che abbiamo creduto di eleggere e quelli che no. Si tratta di rinunce, e prima o poi tocca farle. Una rinuncia al giorno, in fondo bisogna pur arrivare a sera e potersi dire ho fatto tutto il possibile.</p>
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		<title>Comunali gaetane/ Un ballottaggio da lupi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 08:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunali 12]]></category>
		<category><![CDATA[Gaeta]]></category>

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		<description><![CDATA[Sotto la torre civica, quando ormai s’è fatta sera, ci sono solo politici di seconda fila, consiglieri che hanno cambiato bandiere e perso voti, sindaci di un quindicennio fa che ti guardano in faccia e ti dicono “mi sento un esodato della politica”, giovani democratici che due sere prima erano a Parigi e ora si ritrovano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sotto la torre civica, quando ormai s’è fatta sera, ci sono solo politici di seconda fila, consiglieri che hanno cambiato bandiere e perso voti, sindaci di un quindicennio fa che ti guardano in faccia e ti dicono “mi sento un esodato della politica”<span id="more-7535"></span>, giovani democratici che due sere prima erano a Parigi e ora si ritrovano qui, “non sai che tristezza”, aspiranti sindaco con percentuali da prefisso telefonico a cui ora nemmeno Latina Oggi chiede più una dichiarazione, uno schermo del Comune coi risultati che però arrivano in ritardo, senza fretta. Il risultato del primo turno delle comunali gaetane ha lasciato sul campo molte vittime, e forse un vincitore zoppo.</p>
<p>A una prima occhiata è facile liquidare tutto con un’alzata di spalle. Il Pdl berlusconiano che affonda ovunque qui a Gaeta miracolosamente resiste. Grillini a cinque stelle non ce ne sono, e quelli che si atteggiavano tali sono stati poco premiati dall’elettorato. Il centrosinistra che nel resto del Paese tiene e spesso vince qui è frammentato e ridotto all’invisibilità, come per il Pd che non è nemmeno riuscito a presentare il suo simbolo. Il ballottaggio, tra due domeniche, pare avere un finale già scritto: al primo turno il candidato del centrodestra Mitrano surclassa il civico uscente Raimondi di ben 27 punti, 44 a 17. Ma ognuno, in verità, ha la sua carriola di macerie da trasportare.</p>
<p>Facce tese di assessori pochissimo votati si aggirano nella sede dei raimondini, tra i palazzi sfitti dei villeggianti vicino la spiaggia, che quest’anno vista la crisi sfitti rischiano di rimanere. È dura, per quanto Indro Montanelli ricordasse che “la sconfitta è il blasone delle anime ben nate”, ammettere le batoste. Il sindaco civico è uscito frustrato dalla prova elettorale. I cinque anni che hanno trasformato l’Americano speranzoso di cambiare la sua città natale nell’inacidito Gaetano a mollo nello stagno delle beghe paesane, gli sono costati 1700 voti (tanti ne ha persi tra il primo turno del 2007 e quello del 2012). Pure suo cugino sudista Antonio Ciano, che era la star della telestreet, ha perso quasi tutti i suoi voti, e non si vede Savoia in grado di firmargli un risarcimento. Il prezzo dell’impopolarità è stato alto. E dire che qualcosa di buono lo hanno pure combinato in questi cinque anni. “La gente pensa che ogni cosa è colpa del sindaco, e pensare che io non ho nemmeno aumentato le tasse” ammette, ancora convinto di potercela fare.</p>
<p>Sulla porta della sede di Di Maggio, un ex negozio di abbigliamento probabilmente andato fallito, c’è la bionda pasionaria della sinistra gaetana Ersilia Vitiello sulla porta, a raccogliere le condoglianze. Il candidato è giù in fondo, con occhio vitreo guarda scorrere i risultati. Inutilmente un giovane spin doctor tenta di tirare su gli animi: “Dai ragazzi, non sottovalutiamo lo 0,69 dei Comunisti Italiani!”, un ex consigliere rosso lo zittisce, “ma famm ‘o piacere!”. Quello che si voleva proporre come “l’usato sicuro” del centrosinistra gaetano è rimasto senza benzina. Il suo 9,9% di voti non ha impensierito il pur debole Raimondi e si è fatto superare anche dai dissidenti di centrodestra del professor Cicconardi, altro usato non si sa quanto sicuro della politica locale, attestati all’11,3%. “Queste elezioni erano primarie di fatto per il Pd e per il centrosinistra gaetano, dilaniato in più tronconi” commenta la cronista del Messaggero Sandra Cervone. Ma l’impressione è che ne siano usciti tutti con le ossa rotte: pure mettendo insieme i voti di Rosato, Di Maggio e Crocco il centrosinistra si ferma a un misero 20,6%, un calo verticale rispetto alle passate elezioni, per non parlare degli anni Novanta quando amministrava la città. “Abbiamo dato il massimo, ragazzi” dice, tentando di risollevare il morale ai suoi, e pare l’epitaffio di una classe dirigente.</p>
<p>C’è la fila invece per entrare nella sede di Mitrano, tra cuori tricolori e simboli del Pdl. Si prendono i numeretti per salire sul carro del vincitore. È raggiante Cosimino quando dice che “meglio di così non potevo fare”. Eppure lui è l’unico aspirante sindaco ad avere preso meno voti delle sue liste, e parecchi meno: 710. Il candidato non ha trascinato. Effetto forse della campagna di “demonizzazione” da parte dei raimondini, tutta incentrata sui rapporti col caso della mafia a Fondi? “Forse sì, ho visto al mercato vecchiette che mi si avvicinavano per chiedermi se era vero che se vince Mitrano a Gaeta arriva la mafia” ammette un candidato, e tra i più votati, del Pdl. Intanto il Coniglio Mannaro, che pensava di dominare gli animal spirits di una coalizione eterogenea e ansiosa di riprendersi le poltrone comunali, ora si sente accerchiato da altri lupi in casa sua. Già si intravedono gli sguardi in cagnesco e le rivalità politiche, come alla serata di chiusura della campagna elettorale, al ristorante della base nautica, quando sul palco a sorpresa s’è presentato il senatore fondano del Pdl Fazzone, discusso padrino politico di Mitrano, e qualcuno, dai tavoli dell’Udc e delle civiche, si è alzato e se n’è andato.</p>
<p>Il fatto è che anche nel paesone gaetano s’è avvertita una scossetta, una vibrazione, o comunque il boom non l’ho visto nemmeno io ma qualche maceria l’ho notata. <a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=97320" target="_blank">Guardo il resoconto dei più votati</a>. Il Pdl è il primo partito ma senza sfondare, il 21% non è male ma è meno di elezioni precedenti, molto hanno rosicchiato le civiche nella stessa coalizione di centrodestra. Alle spalle il vuoto: la lista personale di Mitrano 12 punti indietro, la lista personale del civico Raimondi 14 punti sotto. Le prime due liste più votate raccolgono appena il 28,6% dei voti, in elezioni passate sfioravano il 50%. Ma i voti in libera uscita, pur posandosi una volta tanto tra le braccia di outsider speranzosi, alla fine ritrovano sempre un padrone, o magari proprio i loro vecchi padroni sotto nuove spoglie. Una campagna vuota di programmi, dove gli otto candidati sindaco e i loro 437 scudieri sono stati incapaci perfino di organizzare un vero confronto pubblico, dominata da insulti e improperi, scritte vandaliche sui muri e uova marce lanciate ai comizi, ha fatto restare un po’ di elettori a casa (l’affluenza è calata di tre punti, nonostante la mole di candidati) e ha lasciato terreno libero ai predatori di preferenze.</p>
<p>“Con tutti favori che ho fatto e gli aiuti alla povera gente che ho dato mi aspettavo qualcosa di più, e invece la gente è ingrata, votano sempre i vecchi politicanti chiacchieroni, e ora c’ho pure le tasse da pagare” mi dice, affranto, un noto candidato che incontro per strada, tra una sede e l’altra, le scatole di tachipirina in mano, che lo spoglio gli avrà fatto venire la febbre. E allora non ci capisci più niente, se hanno ragione i politici di mestiere o gli antipolitici incazzati, chi si ostina a metterci una croce e chi invece se ne va al mare, se dare retta ai candidati sindaco di centrosinistra che ora al ballottaggio fanno l’occhiolino a quello della destra, o se fidarsi di certi figuri della vecchia destra che pur di fare le scarpe alla nuova al ballottaggio si imbarcheranno coi civici. In Municipio, accanto alla torre civica, i membri della Commissione Elettorale (tra questi, la sorella di uno dei due candidati al ballottaggio, quello che di cognome fa Mitrano) ancora contano e ricontano schede e percentuali, non sono capaci – e adesso sono passati tre giorni – di dire se ci sarà o non ci sarà la famosa “anatra zoppa” che consegnerebbe da subito la maggioranza del consiglio comunale al centrodestra, cincischiano e non fanno chiarezza. Un po’ ovunque in Italia lo spoglio è andato così, con molta confusione. Sarà l’immagine arrancante di un paese che vuole correre, anche metaforicamente, per dimostrare capacità, efficienza, rapidità, ma s’inceppa davanti a nomi, simboli e preferenze che i seggi faticano a decrittare.</p>
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		<title>Un voto al metro</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 16:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il candidato sindaco è visibilmente gasato, come chi ha preso la rincorsa prima di schiantarsi dentro a un&#8217;urna elettorale appena aperta o di afflosciarsi nell&#8217;abbraccio di una fascia tricolore. Sui manifesti appesi ai muri la sua foto è rimasta la stessa delle precedenti campagne di partito e di paese, di provincia e di regione. E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il candidato sindaco è visibilmente gasato, come chi ha preso la rincorsa prima di schiantarsi dentro a un&#8217;urna elettorale appena aperta o di afflosciarsi nell&#8217;abbraccio di una fascia tricolore.<span id="more-7528"></span> Sui manifesti appesi ai muri la sua foto è rimasta la stessa delle precedenti campagne di partito e di paese, di provincia e di regione. E&#8217; eccitato, perché ci sono persone che sono fatte così, quando le incontri per strada nel resto dell&#8217;anno hanno sempre quell&#8217;aria mogia e riflessiva, quell&#8217;indecifrabile sorriso un po&#8217; triste e un po&#8217; no, li saluti e loro ti rispondono senza rallentare, con quell&#8217;alacre andatura di chi sta andando a un appuntamento importante. Così io li lascio andare e poi magari me li ritrovo sotto l&#8217;ennesima elezioni, sorridenti, grintosi, come risvegliati da un letargo, come avessero appena risposto al richiamo della foresta.</p>
<p>Il candidato sindaco ieri sera aveva stretto tutte le mani che poteva stringere, aveva combattuto la campagna porta a porta bussando a tutti i campanelli cui poteva bussare, e ora crollava su una sedia bianca di plastica, nella sua sede elettorale che probabilmente fino a poco tempo fa era un negozio di abbigliamento, forse oggi schiantato dalla crisi. E così, mentre tutti gli chiedevano come si sentiva, e quali numeri sarebbero usciti da quel seggio, e quale direzione avrebbero preso quegli altri pacchetti di voti, lui se alzato in piedi e davanti a tutti ha detto: &#8220;I voti, signori miei, si sudano uno ad uno, tu vai a piedi da qui al barbiere Benedetto e sono cento voti, vai a piedi da qui al tabaccaio donna Rosa e sono duecento voti&#8221;. Poi si è rischiantato sulla sedia di plastica, si è acceso un sigaro e ha sospirato soltanto: &#8220;Questa è l&#8217;immensità&#8221;.</p>
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		<title>La nave naufragata</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 12:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Isola del Giglio]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il naufragio è un fermoimmagine. Da mesi una nave immensa se ne sta addormentata a pochi metri da terra, reclinata su un fianco. Sulla riva la gente si mette in posa e si fa fotografare. La balena, arenata in mezzo alle onde, senza più vita, forse con ancora un paio di morti nella pancia, sta lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il naufragio è un fermoimmagine. Da mesi una nave immensa se ne sta addormentata a pochi metri da terra, reclinata su un fianco. Sulla riva la gente si mette in posa e si fa fotografare.<span id="more-7521"></span> La balena, arenata in mezzo alle onde, senza più vita, forse con ancora un paio di morti nella pancia, sta lì in fondo al porticciolo coi ristorantini, i bar, i negozi coi souvenir delle vacanze. Quando i traghetti si avvicinano la gente si sporge, le signore tirano fuori le macchinette fotografiche sfidando il rimbalzo delle onde, i padri indicano ai ragazzini, una ragazza col cane al guinzaglio sola si gira dall&#8217;altra parte e si fa il segno della croce. Succedono le cose che uno immagina: sulla scogliera le coppiette o le famigliole si mettono in posa, sorridenti come davanti a una torre di Pisa o a un bel tramonto, e si fanno scattare una foto. Saluti dal naufragio. E tu cosa vorresti fare: scattare le foto a quelli che scattano le foto? Sarebbe patetico.</p>
<p>Il tempo che si presenta attraverso una raffica di fotografie, immagini che per un secondo occupano il campo visivo e invadono la nostra attenzione, ma poi scompaiono sostituite da altre e da altre e da altre ancora. È un&#8217;infinita successione di diapositive slegate, che non possono formare sequenze. Ci sono gli shock del momento, poi i fotoromanzi dei giorni che seguono &#8211; il capitano che scappa, in questo caso, la sua amante moldava, il sacerdote nascosto in ritiro spirituale nel casinò della nave, la guardia che da terra gli ordina salga a bordo cazzo &#8211; poi le fotine souvenir scattate col cellulare per chi arriva a vedere il set di un telegiornale ormai smontato. &#8221;Meglio passare larghi che passare da stupidi&#8221; dice un vecchio detto da marinai.</p>
<p>Commercianti e ristoratori dell’isola hanno affisso in giro per il comune dei cartelli che invitano ad ammirare le bellezze dell&#8217;isola e a transitare con rispetto ad almeno 150 metri dal relitto della nave Concordia. Per la rimozione, dicono i giornali, verranno degli americani e ci vorranno ancora molti mesi. Non è ancora chiaro se tutto questi giova oppure nuoce al turismo: le prenotazioni estive per ora sono scese del 20 per cento, mentre le gite giornaliere sono aumentate. E&#8217; difficile perfino affondare.</p>
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		<title>Comunali gaetane/ Candidarsi al tempo di Monti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:35:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunali 12]]></category>
		<category><![CDATA[Gaeta]]></category>

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		<description><![CDATA[Adesso fanno tutti i tecnici, o al massimo fanno i civici, anche nella piazza gaetana, col palco dei comizi che guarda il mare (e l’imponente nave da guerra americana lì parcheggiata). “Certo che sono civico, diamine, sono vent’anni che faccio liste civiche” ti dice il professor Cicconardi col golfino blu, l’aria blasé e la lista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso fanno tutti i tecnici, o al massimo fanno i civici, anche nella piazza gaetana, col palco dei comizi che guarda il mare (e l’imponente nave da guerra americana lì parcheggiata).<span id="more-7511"></span> “Certo che sono civico, diamine, sono vent’anni che faccio liste civiche” ti dice il professor Cicconardi col golfino blu, l’aria blasé e la lista piena di fuoriusciti del Pdl, mentre tenta con la sua segretaria di farsi spostare un comizio, “perché sai non posso, devo presentare un libro sulle vele d’epoca al club nautico”. Niente da fare, “siamo noi la vera forza civica, anzi aggiungerei civile” si sgola Pina Rosato, che quando fa i discorsi deve avere un foglio davanti da leggere, sennò perde il filo, però è ancora arrabbiata col Partito Democratico, “non sono sgarbi da fare a una donna” come quello di toglierle il simbolo due giorni prima di presentare le liste. “Chi meglio di noi sostiene il governo tecnico a Roma, questa fase politica ci trova consapevoli” ti spiega l’avvocato dell’Udc, “qui a Gaeta siamo alleati col Pdl, a Minturno stiamo col Pd”, con la pazienza di chi ha il vezzo naturale di penzolare un po’ di qua un po’ di là. Sarà che poi al bar di Montesecco come al Quirinale, di questi tempi, si sentono dire le stesse cose: non bisogna credere ai demagoghi, però di questo passo.</p>
<p>Dice una ricerca del Sole 24 Ore sul campionario della tornata di amministrative 2012 che le liste civiche sono aumentate del 61% e gli aspiranti sindaco sono il 40% in più. Non si sa se ciò sia da considerare come un’ondata di passione ed energia vitale da parte della società civile in mezzo alla crisi dei partiti oppure se bisogna sfoderare il cinismo di chi ha esperienza: ecco i soliti italiani, buoni a sputar fiele sulla Casta, in realtà smaniosi di farne parte. Il fatto è che si rischiano di raccogliere frutti amarissimi nelle prime vere elezioni al tempo dei tecnici. Se solo si pensa a quanto è difficile condurre una campagna elettorale contro partiti che sono avversari magari a Palermo o a Verona, per dire, ma alleati seppur di malavoglia a Roma. O ancora al fatto che nessun candidato &#8211; né di centro, né di destra e nemmeno di sinistra &#8211; potrà stavolta esser sostenuto da ministri e sottosegretari col solito corteo di auto blu. In giro si respira un’aria di quaresima, e i candidati provano a far finta di essere usciti da un uovo di Pasqua.</p>
<p>La crisi economica morde e pochi si azzardano a fare grandi promesse, è come con certe nuove tasse del governo Monti, tipo l’Imu: prima si paga e poi si scopre a quanto ammonta l’aliquota. “Nun ce stann’ i money, meglio evitare salti nel buio” dice il sindaco uscente, Anthony l’Americano Raimondi. Lui che cinque anni fa vinse giocando da civico contro i partiti, una specie di grillino ad honorem, ora sente sul suo collo il fiato di quella stessa rivolta. “I favori non si possono più fare” si raccomanda, ma pochi gli credono, il Coniglio Mannaro del Pdl Cosimino Mitrano, con la sua ammucchiata di liste e candidati che invece di favori ne promettono eccome. Naturalmente ognuno degli aspiranti sindaco – che qui sono otto – è disposto a giurare che “per carità, la gente si ferma per strada solo quando scopre che il candidato sono io, e mi dice solo di te ci fidiamo”, ma questo me lo hanno detto tutti, e quindi i conti non tornano, ma quando li vedi passeggiare per i vicoli del Borgo gaetano certi candidati sembrano come gli sciusci, le tradizionali filastrocche di Capodanno che si usano da queste parti, sai già per filo e per segno cosa diranno, da dove vengono e dove vogliono arrivare.</p>
<p>Salvatore Di Maggio, per esempio, nel cortilone di piazza Capodanno, alle spalle l’insegna rossa di un supermercato che ultimamente è costretto a licenziare cassiere, assomiglia a un Bersani ancora più malinconico, coi suoi compagni di coalizione sinistrati, “non volevo candidarmi, poi ho sentito il richiamo della foresta”, il suo curriculum di scranni occupati e primarie perdute, la convinzione di essere “l’usato sicuro” e tentare il colpaccio. Dice di avere candidato anche un imprenditore russo che lavora per Rai International, “la notizia è uscita sulla Pravda”, magari l’ex vetreria la rimette in piedi Putin e i cavalli dei cosacchi si abbevereranno alle fontanelle di Serapo. Oppure ci accontenteremo, magari un’entratura in Rai ci farà ottenere un servizio in più sul tg regionale.</p>
<p>Ma io non riesco a sentire tutti i comizi, e forse leggo troppi editoriali. Secondo me, qui a Gaeta è come se intravedessimo, uno affianco all’altro, i due destini del paese, le due uscite dal vicolo cieco della crisi della politica, gli scogli a cui può andare a sbattere l’onda lunga del malcontento. Da noi una specie di grillino ha vinto già, cinque anni fa. E oggi? Da un lato abbiamo il populismo civico che alla prova dei fatti si rivela capace di riattivare talune procedure di buona amministrazione ma incline al pressapochismo e alla demagogia. Il collante ideologico non c’è ed è rimpiazzato da quello personalistico. Dall’altro lato c’è la riscossa un nuovo autoritarismo gentile di destra, un blocco di potere capace di saldare la destra post-berlusconiana, gli avanzi dei vecchi partiti, i delusi moderati, i media. Un sistema con poche vaghe parole d’ordine sulla “serenità da ritrovare” e molta sete di riconquista. I cittadini, si sa, sono stufi delle attuali oligarchie di partito però hanno sempre voglia di affidarsi a un leader che gli lisci il pelo.</p>
<p>“Fai discorsi troppo alti, queste teorie vanno bene fino a un certo punto” mi rimprovera il mio amico e blogger <a href="http://www.immenso.org/" target="_blank">Riccardo Galletti</a>. “Alla fine noi viviamo in un paesone, la maggior parte della gente vede le cose pratiche, più semplici e visibili”. Tipo? “Vuoi fare un bilancio di Raimondi? I marciapiedi: punto a favore, almeno qualcuno l’ha aggiustato. Perdita della bandiera blu e assenza totale di raccolta differenziata: punto a sfavore, forse l’assessore competente aveva altro cui pensare. Qualche evento straordinario, tipo le frecce tricolori: punto a favore. Situazione ex Avir che forse si sbloccherà nel 2150: punto a sfavore, ma qui più che un sindaco ci vuole Gesù Cristo. Ztl automatizzata: punto neutro, qualche casino sugli orari c’è stato. Grandi strade tipo Corso Italia e Lungomare Caboto rimaste con l’asfalto da rifare, i parcheggi in tripla fila e i vigili urbani che latitano: punto a sfavore, eccetera eccetera. Insomma cose così”. Ha detto pure che non aumenterà l&#8217;Imu. &#8220;Ti pare poco?&#8221;.</p>
<p>Alla fine la nostra vita assomiglia sempre a una messinscena, anche se ci conosciamo tutti. Certe interviste sulla tv locale sono degne del teatro dell’assurdo di Beckett. E il povero Cosimino? Nel caso vinca, quanto dovrà fingere che vanno tutti d’amore e d’accordo? E quanti sono i politici di quartiere che si credono con convinzione grandi statisti? Venisse almeno un Beppe Grillo, sul palchetto di fronte al mare, per farci divertire con uno dei suoi comizi spettacolari, dando fondo al meglio e a peggio che è in ognuno di noi, ridendo di cuore mentre lui manda tutti affanculo come se noi non c’entrassimo niente. In fondo, si sa, qui a Gaeta l’abbiamo imparato che le forzature sono indispensabili per uscire dalle paludi, o per adattarsi meglio a viverci dentro.</p>
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		<title>To Rome without love</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 12:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sotto al Colosseo si mangia, si frega e se fa subito a cazzotti, come ai tempi del Belli,  pe’ schiaffasse in saccoccia li quattrini. Finti centurioni e veri pizzardoni scatenato una rissa davanti alle telecamere fameliche, con urla in vernacolo e largo impiego di tipi umani da Cinecittà, per il tozzo di pane di una delibera comunale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sotto al Colosseo si mangia, si frega e se fa subito a cazzotti, come ai tempi del Belli,  pe’ schiaffasse in saccoccia li quattrini.<span id="more-7508"></span> Finti centurioni e veri pizzardoni scatenato una rissa davanti alle telecamere fameliche, con urla in vernacolo e largo impiego di tipi umani da Cinecittà, per il tozzo di pane di una delibera comunale. Tra elmi di latta e divise con la lupa cucita sulla camicia bianca evocavano i rispetti mortacci, tra le pietre millenarie e i pini secolari. Padri di famiglia non più giovani e non più aitanti sono spinti dal bisogno a travestirsi da antichi romani per rastrellare qualche mancia tra i turisti. O forse sono tutti pregiudicati, come dicono i Carabinieri, che però se ne stanno in un angolo e non intervengono.</p>
<p>Le roulotte sui Fori Imperiali e in giro per le strade dei turisti vendono frutta e cibo e merendine, sono tutte di proprietà della stessa famiglia con agganci a destra e a manca, e mescolano il loro minestrone di esseri umani, pakistani e talilandesi, cingalesi e filippini, asiatici che non sono riusciti a farsi tigri. Davanti Castel Sant&#8217;Angelo alcuni gladiatori hanno tentato di colonizzare il territorio, ma sono stati cacciati da una compagni di mimi infuriati. Le statue viventi si sono messi a rincorrerli, quello che finge di essere la morte e ogni tanto tocca con la falce la nuca di un passante, e quell’altro che fa il Tutankamon anche se di profilo, con la pancia da faraone sotto la tunica gialla, e quelli grigi argentanti, che vorrebbero essere luccicanti ma sembrano soltanto sozzi, quasi come certi palazzi e certi vecchi monumenti di cui impallano la visuale.</p>
<p>Ci restano solo le graziose cartoline di Woody Allen ai romani &#8211; di nascita o di acquisizione o di passaggio &#8211; che si vanno a rinchiudere in un cinema nei pomeriggio piovosi di primavera, scoprono che in fondo il vecchio ebreo newyorkese con psicanalista al seguito non è così cinico, col suo vigile che in piazza Venezia dirige il traffico facendo danzare braccia e mani sulle note di Volare, e con l&#8217;impresario di pompe funebri che ogni volta che si fa la doccia diventa un tenore più bravo di Caruso, e col signore qualsiasi con la faccia di Benigni che all&#8217;improvviso diventa famoso per errore, e però si accorge che &#8220;siamo tutti uguali, i ricchi e famosi e i poveri e sconosciuti, ma è meglio essere ricchi e famosi&#8221;. Sopra Colle Oppio dei giovani americani fighetti proclamano “qui c’era una magnifica civiltà, ora ci sono solo rovine”.</p>
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		<title>Comunali gaetane/ Il fantasma di Fondi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunali 12]]></category>
		<category><![CDATA[Gaeta]]></category>

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		<description><![CDATA[Come quando le luci si spengono all’improvviso, la musica e le voci si placano, pure i ballerini incrociano le braccia, e si crea un sentimento di attesa. Dino Pascali, dj da discoteca prestato alla politica, è uno che sa come creare l’atmosfera. Quando nella sala – strapiena – dell’hotel Mirasole dove la coalizione di centrodestra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come quando le luci si spengono all’improvviso, la musica e le voci si placano, pure i ballerini incrociano le braccia, e si crea un sentimento di attesa.<span id="more-7503"></span> Dino Pascali, dj da discoteca prestato alla politica, è uno che sa come creare l’atmosfera. Quando nella sala – strapiena – dell’hotel Mirasole dove la coalizione di centrodestra “Per il bene di Gaeta” presenta il suo programma e il suo candidato sindaco, su un maxischermo viene proiettato un documento, una lettera di referenze, carta intestata del Comune di Fondi e firma del commissario prefettizio Guido Nardone, tutti si bloccano. Un prefetto, mandato in un Comune che rischiava di essere sciolto per mafia, che ringrazia il dirigente con cui aveva proficuamente collaborato. Cosimino Mitrano è quel dirigente e forse tra poco sarà sindaco di Gaeta in quota Pdl, ma adesso annuisce in un angolo, “ecco che gli scappa una lacrima” fa notare il dj Pascali. Ci spera Mitrano che questo “certificato antimafia” pronto all’uso, e già stampato sulle migliaia di copie del suo programma elettorale (“il mio programma è la Bibbia!” garantisce), faccia dimenticare quegli altri certificati antimafia che lui invece pare omettesse di chiedere alle aziende che facevano affari col Comune di Fondi. Ci spera che l’onorabile firma di un Prefetto valga più delle tante foto col suo padrino politico Claudio Fazzone, senatore fondano del Pdl, che invece le firme le metteva per vergare centinaia di lettere di raccomandazione alla Asl. Tanto lo so, dice, che queste chiacchiere giudiziarie non mi faranno perdere voti, ma la mia è una questione di onorabilità da difendere, io di fronte ai miei concittadini e ai miei figli voglio camminare a testa alta.</p>
<p>“A testa alta, lui? Ma se ogni volta che ci vediamo non mi guarda mai in faccia?”. Damiano Ciano è un fiume in piena mentre alza la saracinesca del suo negozio di tabacchi sulla piazza del Municipio. “Cosa c’è nel rapporto del prefetto Frattasi che è stato secretato dai pm? Mitrano era dirigente di un Comune travolto dalle infiltrazioni criminali e mafiose, di una macchina comunale in buona parte finita sotto processo, cosa sapeva lui? Quali firme ha messo, quali pagamenti ha autorizzato? E com’è riuscito a farsi assumere e fare carriera in un contesto del genere?”. La tv di paese Tele Monte Orlando, coi suoi sfondi di tappetino blu e le sue marcette borboniche, è ormai una specie di fortezza assediata dei civici raimondini, e Damiano, insieme al padre assessore Antonio, tra una replica di Santoro e un video di Grillo, è diventato l’inquisitore numero uno del candidato sindaco Pdl. “A me non interessa la spiegazione giudiziaria, il mio è un discorso politico. Né mi interessa fare l’eroe, con tutte le minacce che ricevo. Qui si parla di mafia, e c’è poco da scherzare, noi viviamo in una zona a rischio”.</p>
<p>Ma in uno Stato di diritto, e perfino nel sudpontino “a rischio”, esiste la presunzione di innocenza. E Cosimino Mitrano non risulta né indagato né coinvolto in nessuna delle indagini e dei processi sul <a href="http://www.ludik.it/2009/05/17/paludi-criminali/">caso Fondi</a>, che pure hanno accertato la presenza di infiltrazioni criminali in quel Comune. Il fatto è che da queste parti le regole e i principi ognuno se li stringe e se li allarga alla bisogna. Cosicché se il teorema del “non poteva non sapere” lo si applicasse anche al sindaco uscente di Gaeta Antonio Raimondi si avrebbe la conferma che amministrare è una cosa difficile, un lavoro che non è fatto per gli eroi. Poteva non sapere, il sindaco civico di tendenza centrosinistra, delle cattive compagnie con cui si sedeva al tavolo per la riqualificazione dell’ex vetreria Avir (“anche i giudici possono sbagliarsi” commentò la scorsa estate), oppure dell’inchiesta per truffa sull’appalto per la raccolta dei rifiuti che ha coinvolto alcuni dirigenti e funzionari (“l’appalto sulla nettezza urbana? Non ho avuto il tempo di leggerlo”), oppure dei pasticci in sanatorie e abusi edilizi familiari di qualche suo assessore. Poteva non sapere, visto che anche lui non risulta né indagato né direttamente coinvolto in nessuna inchiesta della magistratura, e continua compiacente a definirsi come “il baluardo della legalità”.</p>
<p>“Il fatto è che oggi la politica si fa in maniera sporca, ma nell’odio antipolitico ci finiamo dentro tutti”. Franco Schiano soppesa le parole mentre gira il cucchiaino nel tazzina di caffè. Mezzo cronista, mezzo politico, l’estate scorsa si fece venti giorni di carcere per lo scandalo appalti che fece crollare tutta la giunta di centrodestra sull’isola di Ponza. “Il fustigatore è stato punito” scrissero alcuni fans del sindaco di Gaeta su Facebook, ricordandosi delle critiche che Schiano, da cronista sui giornali locali, rivolgeva a Raimondi. “Io sono sicuro che uscirò innocente da questa storia, e anche con Raimondi ci siamo chiariti. Ma vedo un brutto clima. Bisogna avere rispetto per le persone, perché spesso gli schizzi di fango tornano indietro a chi li ha lanciati. Da quello che si sa i nostri candidati sindaco sono tutti puliti, diciamo così. Allora a cosa serve questa campagna giustizialista? Solo a ricompattare i propri elettori delusi, o a mettere in guardia la stampa, perché poi alla gente comune non arriva niente di tutto ciò”. Lui preferisce tenersi fuori dalla mischia. “Oggi per amministrare bisogna sapere dire dei sì e dei no, e poi se ti vogliono incastrare stai sicuro che un modo lo trovano sempre”.</p>
<p>Può darsi che i gaetani vogliano un salto di qualità. Sembrano troppo inconcludenti i politici che si vantano della propria onestà e che volevano vendicare i lustri passati di mala amministrazione. Sembrano troppo pasticcioni i loro predecessori, quelli che uscivano dalla banca con in tasca mazzette di soldi pubblici da distribuire ad amici, parenti, amanti, più o meno bisognosi. Forse pure gli antipolitici, di destra e di sinistra, questo vogliono: un politico che salvi le apparenze ma faccia i favori, un uomo che amministri gli affari degli amici, che abbia un occhio di riguardo per i questuanti, e che sappia fare i conti.</p>
<p>E’ lo spettro italiano che si affaccia a ogni cambio di regime o di repubblica: il problema non è che chi comanda mangia, ma che si scordi di far mangiare gli altri che stanno sotto. Scrive l’ex giudice di Mani Pulite Gherardo Colombo, nel suo libro intitolato “Farla franca”, che gli italiani stanno ancora come li descriveva il poeta Leopardi due secoli fa, singoli che si disinteressano della loro comunità, gente che il fango rende cinica, non più in grado di credere a niente e a nessuno. Peccato che questo sia anche il miglior terreno per far prosperare corruzione grande e piccola, e sue pericolose saldature criminali. Ma, per fortuna, a Gaeta saremmo in buone mani: tra chi il male l’ha visto e dice di esserne uscito indenne, e chi sostiene ogni giorno di combatterlo ma ogni tanto non lo riconosce.</p>
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		<title>Con la scusa dell&#8217;antipolitica</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 14:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>

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		<description><![CDATA[Certi giorni riappaiono buffi latitanti panamensi o vecchi premier amanti del burlesque, e sembrano cartoline sbiadite da un&#8217;altra epoca, personaggi fastidiosi di cui non mi importa più. Certi giorni vedo affacciarsi il nuovo che avanza, guitti con l&#8217;aria da vendicatori, capipopolo che costruiscono un&#8217;azienda sopra un partito invece di quelli di prima che facevano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certi giorni riappaiono buffi latitanti panamensi o vecchi premier amanti del burlesque, e sembrano cartoline sbiadite da un&#8217;altra epoca, personaggi fastidiosi di cui non mi importa più.<span id="more-7499"></span> Certi giorni vedo affacciarsi il nuovo che avanza, guitti con l&#8217;aria da vendicatori, capipopolo che costruiscono un&#8217;azienda sopra un partito invece di quelli di prima che facevano il contrario, tecnici pronti a indossare la tonaca di uomini della provvidenza, e sembrano filmini super8 dal futuro, dove gli antipolitici di oggi assomigliano in modo inquietante ai politici che vorrebbero spodestare.</p>
<p>Se quando il gioco s&#8217;è fatto duro hai chiamato dei tecnici da fuori per aggiustare le cose allora che ti rimane, se non lanciare dei suggerimenti che nessuno ascolterà? Come un cuoco che ammetta di non essere in grado di preparare il pranzo della sua vita, e poi si illuda di poter ancora tornare a sbattere uova come se nulla fosse successo. Come se questo cuoco dicesse &#8220;vabbe&#8217;, almeno lavo i piatti&#8221; e poi non riuscisse a fare nemmeno quello, perché non trova il tempo, o perché si mette a litigare coi suoi colleghi. E&#8217; sparito il governo a cui era facile dare la colpa di tutti i disastri nazionali, e nello stesso tempo è sparito anche ogni appiglio per eludere la realtà del fallimento dei partiti italiani, tutti.</p>
<p>&#8220;I giorni passano, uno dopo l’altro, e finiscono nello stesso modo in cui sono cominciati, quando non peggio&#8221;, <a href="http://www.ilpost.it/2012/04/18/con-la-scusa-dellantipolitica/" target="_blank">scrive l&#8217;editoriale del Post</a>. Quelli che non erano piccoli come me, dicono che si respira la stessa aria del novantadue, o del novantatre. Le teste cadono una dopo l&#8217;altra, e i partiti sembrano il participio passato del verbo partire. &#8220;I giudici fanno piazza pulita&#8221;, &#8220;la gente non ne può più&#8221;, piove sempre, il governo è tecnico e un&#8217;elezione prima o poi arriverà. Pare già di sentire lontano il suono di qualche pifferaio magico che si esercita, in attesa di scendere in campo e farsi seguire.</p>
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		<title>Comunali gaetane/ Sindaci sull&#8217;orlo di una crisi di nervi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 08:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunali 12]]></category>
		<category><![CDATA[Gaeta]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle favole è sempre un infante a dire che il re è nudo. Stavolta è stata una graziosa bambina, dall’età apparente di otto anni, a svelare le nudità della campagna elettorale gaetana, dalla fascia tricolore in giù. La bambina  era in piedi, al centro della platea del teatro Ariston, quello delle grandi occasioni. Nelle mani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle favole è sempre un infante a dire che il re è nudo. Stavolta è stata una graziosa bambina, dall’età apparente di otto anni, a svelare le nudità della campagna elettorale gaetana, dalla fascia tricolore in giù.<span id="more-7490"></span> La bambina  era in piedi, al centro della platea del teatro Ariston, quello delle grandi occasioni. Nelle mani un coniglietto bianco, di peluche. “Come si chiama questo coniglietto?” le ha chiesto Anthony l’Americano, il sindaco, mentre passeggiava comiziando, su e giù tra il pubblico. “Si chiama Cosimino” ha risposto la voce dell’innocenza, “te lo regalo”. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=enOZGiPXbRU" target="_blank">Lì è iniziata la gag antropomorfica</a>, col sindaco Raimondi che si carezzava il coniglio, “Cosimino, come sei carino, ma perché non vuoi confrontarti con me, ti faccio mica paura? Cosimino, guarda che io non ho niente contro i conigli, anche se vogliono fare il sindaco, al massimo me li mangio”. E via così, di fronte alla platea, un po’ ridanciana ma invero assai perplessa, compreso in prima fila qualche dirigente provinciale e regionale del Pd, “ma voi siete proprio sicuri che è questo il sindaco civico d’altro profilo da sostenere?”.</p>
<p>“Vuol dire che al prossimo comizio di Cosimino prenderemo il pupazzo di un topolino con in bocca un pezzo di formaggio” ha risposto, off the record, uno dello staff elettorale di Cosimino Mitrano, candidato sindaco del Pdl, con neanche tanto velato riferimento alla famiglia Soriciello, antico soprannome della dinastia italo-americana dei Raimondi. Insomma ci voleva l’incolpevole bambina a dimostrare che questa campagna elettorale gaetana del 2012 non risparmia colpi bassi e crisi di nervi. “Ma lo sanno che tra nemmeno un mese tutto questo finirà? E molti riusciranno a conservare ancora la stessa faccia?” mi dice un amico seduto al tavolo di un bar, mentre al bancone una signora protesta perché non vuole la bustina di zucchero con la pubblicità di un candidato sindaco, “io a quello nel mio caffè non ce lo metto!”. Eppure dietro questa selva di livori pare di individuare gli idealtipi di questa campagna, i tre tarocchi di questo malriuscito incantesimo di provincia.</p>
<p>Uno è “il Parafulmini”. Destinato a catalizzare gli umori cittadini, l’uomo prima fatto oggetto di osanna popolari e oggi ritenuto responsabile di tutti i mali del luogo. Destino amaro che coglie coloro che amano farsi dipingere come salvatore della patria, o artefici di qualsivoglia rivoluzione popolare, e poi si ritrovano gravati dalla propria inesperienza o da una squadra inadeguata. La figura si attaglia a quella di <a href="http://www.antonioraimondi.it/" target="_blank">Antonio Raimondi</a>, detto l’Americano, sindaco civico uscente. Tenere un profilo più autorevole da “sindaco” e meno da “Braveheart alle vongole” gli gioverebbe. Invece non si limita a vantare i risultati ottenuti, ma sfotte, polemizza, litiga, “o me o il male assoluto”. Ha deciso di “scassare tutto”, per dirla come il da lui ammirato collega napoletano De Magistris: il che va bene alla prima campagna elettorale condita di faraoniche promesse, ma non basta quando si deve amministrare, e non paga se lo si ricicla avendo alle spalle un quinquennio di vaghezza e di marciapiedi. Nel libro che illustra il bilancio amministrativo ci sono più rendering che cose fatte. Nella sue liste ci sono imprenditori autoproclamati capipopolo, ceto riflessivo di centrosinistra, consiglieri all’altro giro eletti con 50 voti e ora speranzosi di ripetere il miracolo, parenti del sindaco. Capopopolo Antonio Salone a parte, gli tocca tirare la carretta da solo.</p>
<p>Uno è “il Predestinato”. Colui che vive nel celeste regno di chi sente già la vittoria in tasca e la fascia tricolore sulle spalle. Ha esperienza amministrativa, una tv locale e un parco regionale da usare come passerella, sa leggere e scrivere, ha dietro di sé una coalizione ancora forte, l’arcivescovo gli da amichevoli pacche sulle spalle in ogni sagrestia, è in testa in tutti i sondaggi. Il ruolo calza a pennello su <a href="http://www.cosiminomitrano.it/" target="_blank">Cosimino Mitrano</a>, detto il Coniglio Mannaro, candidato del Pdl e di un centrodestra dall&#8217;aria rapace, unito dalle liste di giovanotti vagamente camerateschi fino agli attempati avvocati dell’Udc. Il Fantasma di Fondi, col suo passato da dirigente nel Comune ai tempi dello scandalo mafia (sebbene lui non risulti indagato o coinvolto in mezza indagine), lo perseguita ma non lo danneggia. La demonizzazione non gli toglierà mezzo voto, e mette in secondo piano il suo vero lato oscuro, e cioè i vecchi arnesi politici che si è tirato dentro nella sua coalizione, nonostante gli iniziali proclami di rinnovamento. Il discusso ex sindaco Magliozzi non c’è (accasato con le civiche di <a href="http://www.salvatorecicconardi.it/" target="_blank">Cicconardi</a>) ma i magliozziani ci sono tutti. Come sui manifesti (a proposito: chi ha scelto quello sfondo verde? nemmeno a voi Berlusconi ha insegnato niente?) il faccione gioviale di Mitrano rischia di apparire sfuggente. Accettare un duello con gli avversari, anche in territorio ostile, gli farebbe bene.</p>
<p>Uno è “il Rimosso”. Il soggetto che doveva esserci e non c’è, l’entità che non trova più la forza di esistere ma pesa sulla coscienza di molti. Come definire, se non un suicidio politico, la vicenda del primo partito italiano che, dilaniato in fazioni e risse al suo interno, incapace perfino di organizzare delle primarie, rinuncia a presentarsi agli elettori col proprio simbolo, in una cittadina di media importanza dove, in teoria, era già al governo? È il destino infausto del centrosinistra gaetano, ma non solo. “Rimosso” sta scritto su alcuni manifesti, e uno invece che a Freud deve pensare a <a href="http://www.rosatosindaco.it/" target="_blank">Pina Rosato</a> o a <a href="http://www.facebook.com/salvatore.maggio" target="_blank">Salvatore Di Maggio</a> o al listone raimondino di “Noi Democratici” o all’imprenditore <a href="http://www.angelodibernardo.it/" target="_blank">Angelo Di Bernardo</a> o ai precari di <a href="http://www.facebook.com/people/Benedetto-Crocco-Sindaco/1486982350" target="_blank">Benny Crocco</a>. È un campo minato: tutti odiano tutti, e chiunque faccia i conti su quei voti per un eventuale ballottaggio (ci sperano sia Raimondi che Di Maggio) rischia di rimanere scottato. Il Pd, come spesso gli capita ovunque, è rimasto schiacciato nella bufera. Raimondi non ha avuto la forza di conquistare il Pd, pur saltabeccando da un partito all’altro. Il Pd non ha avuto la forza di condizionare l’esperienza civica di Raimondi. Tutti portano la loro quota di responsabilità in quella che si preannuncia come una disfatta, e il commissariamento di fatto del partito gaetano, col ritiro del simbolo da parte dei vertici regionali, più che una medicina è apparsa come una specie di eutanasia.</p>
<p>Il Parafulmini, il Predestinato, il Rimosso. Americani e vescovi, conigli mannari e zombies, prestigiatori e bambine. I tarocchi delle elezioni gaetane denunciano tutta la crisi della politica che attraversa il nostro Paese. Se ci fosse la zingara che imperversava in televisione qualche anno fa estrarrebbe dal mazzo senza dubbio la sua carta definitiva: la Luna nera.</p>
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		<title>Fili d&#8217;erba</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 17:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Di Ciaccio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le immagini di uno che non conosci e che muore costringono a farsi guardare, stanno lì e vorrebbero illuderti di farti intravedere dove passa esattamente il confine tra l&#8217;essere e non l&#8217;esserci più. Tra i fili d&#8217;erba di un campo, lungo quattro strisce sull&#8217;asfalto, tra i contatti elettrici di un macchinario, nelle dosi e negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini di uno che non conosci e che muore costringono a farsi guardare, stanno lì e vorrebbero illuderti di farti intravedere dove passa esattamente il confine tra l&#8217;essere e non l&#8217;esserci più. <span id="more-7481"></span>Tra i fili d&#8217;erba di un campo, lungo quattro strisce sull&#8217;asfalto, tra i contatti elettrici di un macchinario, nelle dosi e negli effetti di un farmaco. Vivi e muori, il confine c&#8217;è, ma non si vede, e poi ti senti solo un guardone, un morboso. O uno che resta, senza particolari meriti. Con le persone che conosci, invece, è sempre diverso. Le persone spariscono, vorrebbero rimuovere, o pensare che niente di davvero definitivo possa accadere. La gente dice, di solito, &#8220;non me la sento&#8221;, oppure &#8220;preferisco ricordarlo com&#8217;era&#8221;.</p>
<p>Nulla e nessuno poi, neanche le autopsie e i referti medici, sono in grado di dare le risposte che uno vorrebbe. Nemmeno riescono a dirci cosa succede, specialmente se il corpo era di una persona sana, che magari sta vincendo una delle tante partite che è possibile giocare, e che all&#8217;improvviso diventa un morto da piangere. L&#8217;unico confine è quello in cui le domande stupide, e dunque più usate, quelle che vengono in mente in un attimo, non si possono fare più. Cosa hai provato mentre succedeva, a cosa pensavi mentre cadevi? Il destino non cerca risposte.</p>
<p>&#8220;È morto contromano, intralciando il sabato&#8221;, diceva una canzone di Chico Buarque del &#8217;71, citata da Gianni Mura oggi sulle pagine calcistiche di Repubblica.</p>
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